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martedì 22 ottobre 2013

Questa notte voglio solo dormire.



questa notte voglio solo dormire. se solo servisse a dimenticare... ma l'oblio è un privilegio che a me non è concesso.
i segni bruciano marchiati a fuoco sulla pelle. ogni graffio espande il mio deserto interiore e il deserto mi è necessario per sopravvivere.
son così vulnerabile che solo con il credere di non sentire posso tollerare il mio esistere.

sabato 29 giugno 2013

Vento..

Ancora il vento forte flette il mio corpo e le mie intenzioni. 
Ancora perdo la ragione, la volonta',
Il senso delle cose. 

Forse non ci sono rifugi per una come me o porti sicuri.

giovedì 16 maggio 2013

bohhh non lo so

non è mai facile comprendere i limiti, almeno per me.
questi uragani che mi attraversano e mi sottraggono la ragione, e mi rendono fragile e distruttiva.
ho una parte razionale, quasi impercettibile, eppure esiste. procedo mutilando, ignorando,  ammutolendo, falciando. procedo non ascoltando. son tutto e il contrario di tutto. sono silenzio e confusione. sono anarchia e disciplina.
nego il dolore zittendolo conficcando le mani in quella bocca sconosciuta, v'insinuo le  dita, invado quella gola, baratro buio, come se le mie mani fossero radici in espansione folle, in evoluzione allucinata. sono una teatrante che nulla sente, sono roccia incorruttibile, son materia inattaccabile, son ghiaccio splendente e leggera polvere smossa da un respiro.


lunedì 29 aprile 2013

contemporaneità del merletto



Pizzi e merletti nel nostro immaginario si collocano immediatamente in un'epoca passata, richiamano un gusto un po' retrò e di certo un lavoro artigianale che ormai si è quasi perduto, fatto di paziente lavoro e manualità. 
Un filo che si intreccia, si annoda a formare magicamente trame complicatissime, sontuose e ricche. 
Ma che succede quando l'arte, il design, le stesse forme architettoniche si impadroniscono e fanno propie tali intricate linee? 
Diventa un mondo di coesione tra passato e futuro, coesistenza tra tradizione e sperimentazione pensata attraverso il gioco e lo studio di materiali diversi impiegati e piegati a richiamare alla memoria tali fastosi orditi. 

Emblematica è stata la mostra del 2010 "Lace in translation" al Design Center dell'Università di Philadelphia. Qui Tord Boontje, studio Demakersvan e Cal Lane hanno dato vita ad installazioni e opere di design coniugando avanguardia tecnologica e memoria estetica. 
Nell'immaginario di Tord Boontje, il suo lavoro è volto più ad un'operazione di sottrazione piuttosto che di costruzione, il filtrare della luce attraverso le trame della natura. 


lampade rafia- Divano in fibra polietileniche -Tord Boontje-Foto Beth VanWhy



lo studio olandese Demakersvan, realizza per lo stesso centro, la recinzione dell'edificio, una trama in metallo galvanizzato che tenta di combinare produzione industriale e valore estetico. 

Demakersvan-filo metallico Ricoperto di PVC galvanizzato-Foto Kerry Polite

Diverso approccio quello della canadese Cal Lane, che servendosi di produzioni industriali, intaglia a fiamma ossidrica sontuosi ricami ad ottenere una contrapposizione di forza e fragilità al contempo, contrapposizione tra maschile e femminile, decorazione e funzionalità. 

Cal Lane-Barile di Petrolio, ossi-acetilene Tagliato e acciaio saldato-Foto Kerry Polite

Dalla collaborazione tra studenti e artisti, nasce, invece, una sorta di sipario filtro tra interno ed esterno del Center stesso, realizzato in rafia, e che diventa, simbolicamente, metafora del mostrare e celare, di spazio e di appropriazione di esso. 

Sipario in pizzo di rafia, -Realizzato Dagli Studenti e professori Dai della Philadelphia University, il Design Center, e lo Studio Tord Boontje. Foto Kerry Polite

Un esempio di compenetrazione tra il dentro e il fuori, tra l'esistere e il non esistere, tra architettura e ambiente circostante, lo si ritrova in casa “Cavalli” collocata sui colli fiorentini. Qui l'elemento decorativo si fonde a quello strutturale, una  gabbia costituita da pannelli in acciaio traforati al laser che oltre ad affermare la stretta relazione dell'edificio al luogo al quale appartiene, diviene anche richiamo indiscutibile al mondo della moda e dei suoi preziosi tessuti.

Casa Cavalli-design.repubblica.it
Casa Cavalli-design.repubblica.it

Ancora un esempio di collaborazione tra moda, design e tecnologia è lo show-room di Manolo Blahnik a Mosca, ideato dallo studio londinese Data Nature Associates. Il concetto di fondo è partire dai tradizionali motivi decorativi russi rivisitati in concezione contemporanea. Qui si crea il contrasto tra le preziose collezioni Blahnik e la tecno-superficie dei pannelli in DuPont-Corian traforati al laser, che ricordano la delicateza dei bianchi pizzi russi. 

Negozio di Manolo Blahnik (Mosca, Russia)-pannelli in DuPont-Corian-luxstyle.it
Negozio di Manolo Blahnik (Mosca, Russia)-pannelli in DuPont-Corian-luxstyle.it

L'evoluzione e la precisione della lavorazione dei materiali con il laser offre l'opportunità di modellare e incidere i materiali eliminando la necessità di progettare una struttura che funga da telaio strutturale. Ne abbiamo dei chiari esempi anche nel design applicato ad oggetti di uso comune, come mostrano i progetti dell'architetto Angelo Tomaiuolo che attraverso il suo nastro in lamierino di alluminio, ottiene resistenza, elasticità, sinuosità ed eleganza, come mostrano i suoi complementi d'arredo o la sua installazione acquatica presso il Yeol Park a Seoul. 

sedia e tavolo-“Wave” Yeol Park a Seoul-lamierino in alluminio-Angelo Tomaiuolo-nidesign.it


Ma non solo il pizzo concepito e rielaborato attraverso materiali High Tech, è sinonimo di contemporaneità, come mostra l'artista Susanna Bauer, con spiccata attenzione alle cose semplici della natura, come sassi tondeggianti, foglie e legni erosi dall'acqua, recupera il senso di appartenenza ad una natura serena che ci ospita e con la quale abbiamo da sempre interagito, assegnandogli un posto speciale e rendendola unica attraverso interventi che non la rendono diversa da se ma la esaltano nella sua essenza pura. 

Foglie, rami e pietre, con motivi in pizzo creati col filo-Susanna Bauer-design.fanpage.it




martedì 16 aprile 2013



oggi sono in vena di citazioni, e a dire il vero non mi va neanche tanto di raccontare quello che mi gira per la testa.
beh, se devo propio citare... cito. ognuno ne tragga le propie conclusioni.

"Pensavo che l'umiltà non fosse adatta al guerriero.
Mi sbagliavo!
Adesso so che l'umiltà del guerriero non è l'umiltà del mendicante.
Il guerriero non abbassa la testa dinanzi a nessuno, ma nello stesso tempo non permette a nessuno di abbassare la testa dinanzi a lui.
Il mendicante, invece, si butta in ginocchio e si umilia davanti a chiunque giudichi superiore a lui, ma allo stesso tempo pretende che chiunque gli sia inferiore si umili davanti a lui..."

                                                                                                                             C. C. "L'isola del tonal"




"Uno degli strumenti principali adottati dagli antichi Sciamani del Messico nella definizione di questo concetto era l'idea di prendere la morte come compagna e renderla testimone delle nostre azioni. Don Juan disse che, con l'accettazione di tale premessa, viene gettato un ponte sull'abisso che divide il nostro mondo quotidiano da qualcosa che ci sta davanti ma non ha nome; qualcosa che si perde nella nebbia e sembra quasi non esistere...

...Qualcosa di talmente oscuro che non è possibile usarlo come punto di riferimento, e tuttavia è innegabilmente presente. Don Juan sosteneva che l'unico essere capace di attraversare quel ponte era il Guerriero; silenzioso nella sua battaglia, irraggiungibile perché non ha nulla da perdere, efficiente perché ha tutto da guadagnare.»


                                                                                                                               (Carlos Castaneda)

mercoledì 3 aprile 2013

Critica

critica:
Analisi razionale applicabile a qualsiasi oggetto di pensiero, concreto o astratto, e volta all'approfondimento della conoscenza e alla formazione di un giudizio autonomo: critica storica; critica costruttiva... 

e molto altro..

questa mattina, appena sveglia, con il solito caffè triplo in una mano, i pensieri arruffati e ancora non sistemati in una sequenza logica, la prima sigaretta della giornata (solo la prima, purtroppo), mi sono incagliata in un concetto.
forse risulterà un po' particolare il percorso che la mia mente ha fatto per giungere ad alcune conclusioni, ma appunto, i miei pensieri erano ancora arruffati e pescavo qua e la in questo guazzabuglio che avevo in testa.
l'idea originale era la mia libertà, la libertà di potermi esprimere sulle cose, di poter manifestare agli altri i miei concetti.
e poi, ho pensato che spesso questa facoltà la si da per scontata, che alla fine siamo sempre in bilico su quello che la nostra testa pensa veramente e quello che sappiamo dire agli  altri.
in fondo questa è una "non evoluzione", un timore di esporsi, di essere giudicati, talvolta di ferire...
pare strano, ma siamo più incapaci di muovere una critica propio verso coloro ai quali siamo più affezionati.
che strana società che è la nostra, che strano modo che ci hanno insegnato per affrontare le cose!
inveire contro gli altri pare all'ordine del giorno,  i battibecchi si sprecano e sembra che per affermare se stessi si debba annientare i nostri opposti.
insomma, propio sulla parola "critica" mi sono andata a perdere e sul significato negativo che troppo spesso gli attribuiamo.
e se la capacità di muovere una critica fosse direttamente proporzionale, invece, al nostro amore?
perchè a questo punto mi viene anche da pensare che siamo così abituati a tener fuori i sentimenti che non sappiamo più realmente provare amore, e volere il bene di qualcuno, e per questo bene di "qualcuno", anche andargli contro, se necessario. 
ecco, "andargli contro" ... ma quanto è radicata nelle nostre teste questa concezione negativa della critica?
in realtà non è andare contro a niente  e a nessuno,  ma solo un proporre una visione diversa, fornire gli strumenti per una riflessione, volere la crescita di quel "qualcuno" più di ogni cosa.
beh, io sono una di quelle che le critiche se le è andate sempre a cercare, che le ha stimolate sempre con una ferma volontà lucida (lucida? mah!), ma di fondo, sono una provocatrice,  questo lo so...
comunque sia, sono propio le critiche che mi son tirata dietro, anche quelle più feroci, anche quelle più ottuse,  alla fine hanno costituito il mio essere. 
oddio,  cocciuta, son cocciuta e ho sempre tirato dritto per la mia strada, strafregandomene di quello che mi veniva detto, anzi, nella migliore delle ipotesi, le andavo a cercare per poi fare l'esatto contrario. ma anche le più ottuse, le più inutili, mi hanno dato modo di riflessione. e lasciamo perdere se il più delle volte mi hanno solo convinta che stavo facendo la cosa giusta, almeno per me, per come concepisco il mondo, ma pensare, ci ho pensato...
non mi pare irrilevante il potere di una critica.
non mi pare irrilevante l'essere capaci a muoverla.
io voglio imparare a farlo e voglio che gli altri lo facciano con me.
la trovo una possibilità di uno scambio vero e non credo sia giusto sprecarla questa possibilità, la trovo un'opportunità di crescita e anche questo è qualche cosa che non dovremo buttare via.
in realtà, a volte, vorrei anche avere la libertà di non avere opinioni. sembra anche una cosa particolare da dire in questo contesto, però faccio anche volentieri  a meno delle opinioni fini a se stesse, del dover dire sempre e comunque qualche cosa,  se priva di contenuti. anche troppi lo fanno!
vorrei essere più saggia e più equilibrata, ma non lo sono.
ma una cosa la so: da chi amo mi aspetto verità e vorrei regalargli verità. da chi amo mi aspetto libertà e libertà vorrei regalargli.

venerdì 15 marzo 2013

avvolgi la mano sui miei capelli arruffati e un lieve movimento imperioso tende il mio collo all'indietro. Scintilla secca che corre lungo la schiena inciampando di vertebra in vertebra. Incagliandosi sul rilievo della mia colonna come elettricità magnifica che esplode sui fianchi trafitti da piacevoli spilli. 

Mi sento in trappola, non mi piace essere dominata... o forse si. 

questo gioco mi attrae e ti lascio fare senza opporre resistenza. La tensione ai capelli solo appena un po' dolorosa, ma che in fondo è quello che cerco, quello che ho sempre voluto. 

Non mi piace essere dominata,  mi sento preda. afferrata al collo da denti lucenti come sciabole e paralizzata dall'estasi e dalla morte. 

Non mi piace e mi fa impazzire allo stesso tempo. 

Le mie spalle contro il tuo torace e il tuo respiro che si evolve e mi fa sussultare mentre anche il mio respirare si affanna e le tue arroganti dita spingono sulle mie labbra gonfie di attesa un boccone succoso di un cibo che non riconosco. 

Non voglio lasciartelo fare. 

non voglio che tu mi nutra mentre sei in possesso del mio corpo, ma insistenti le tue dita premono e non ammettono repliche. 

Dischiudo piano le labbra che pulsano dall'afflusso di sangue improvviso, accogliendo nella mia bocca il tuo nutrimento e le tue dita che ora non voglio lasciare andare, che trattengo con i denti con leggera e determinata presa e delle quali voglio cibarmi al contempo. 

Un sapore vivido m'invade, un sapore bagnato di mollusco marino, viscido e promettente, misto al sapore metallico di labbra morse nel gioco... della mia lingua che ora cerca il tuo invadermi. 

Se mi stai sfidando son pronta ad essere sfidata. 

Se vuoi che io muoia della tua morte, son qui che aspetto. 

Sai che son capace di ribellioni improvvise, di divincolarmi dalla tua morsa, quando lo voglio e azzannarti a mia volta. 

Sai che puoi far di me quel che vuoi, lasciarmi vivere o morire. 

Mi piace anche il terrore che tu provi, la consapevolezza che non puoi arrestarmi e che scorgi con chiarezza lucida nei miei occhi, mi piace che non molli la presa e continui a trattenermi nell'incertezza delle mie reazioni. 

Mi piace il tuo credere di potermi nutrire per non lasciarmi andare. 

Mi piace essere nutrita e pensare di non poter vivere senza il tuo nutrimento. 

Mi piace sentire ancora la mia schiena inarcuata, i miei capelli tirati, il collo scoperto e vulnerabile e i miei muscoli contratti che attendono... 
guenda 


e Claudio mi ha aiutata ad esaltare i sensi con la sua arte. I profumi, la consistenza, i sapori accesi...ancora un modo per trattenermi.
Mi piace toccare il cibo con le mani in un rapporto voluttuoso, di sopravvivenza e di infinito piacere.


Claudio:
anni fa  mi inventai qualcosa di fenomenale, gamberi appena scottati al vapore, poi sgusciati e fatti marinare nel succo di arancio e limone, accompagnati da un'insalata di frutta tropicale tagliata a lamelle sottilissime e da una dressing fatta di yogurt greco , olio extravergine sale e pepe bianco.
direi che ci sono i crostacei, il pepe, i colori caldi della frutta, la delicata carezza della salsa sul palato...

Per 2 persone: 

12 mazzancolle

-succo di 1/2 arancio

-succo di 1/2 limone

-1/2 bicchiere di vino bianco

-un rametto di maggiorana

-yogurt greco, 1 vasetto

-olio extravergine d'oliva 2 cucchiai

-1 mango

-1/2 ananas

-sale e pepe bianco qb

mettere un po' d'acqua sul fondo di una pentola, aggiungere il vino e la maggiorana,sistemare il cestello per la cottura a vapore e adagiarvi le mazzancolle col guscio. scottare per 3 minuti, quindi 
sgusicare i crostacei e lasciarli marinare nel succo degli agrumi per almeno un'ora. 
tagliare la frutta a lamelle sottili 

preparapre una salsa emulsionando:
-lo yogurt greco
-l'olio
-il sale ed il pepe bianco

servire i gamberi accompagnati dalla salsa e dall'insalata di frutta

ricetta e capolavoro di: claudio

martedì 12 marzo 2013

tormenta

avendola citata, non posso far altro che condividere con voi questo dono bellissimo che ho ricevuto, inaspettato,  una notte dal suo autore. ho aperto il file e le mie mani si son bloccate sulla tastiera  e mi è mancato il respiro e qualcosa mi si è aggrappato allo stomaco in un modo così potente che fatico a descrivere. la testa presa in un vortice e l'anima incrinata dalla bellezza assoluta del testo e dal graffio della voce di Giorgia perfetta nell'intento. così son rimasta per un tempo interminabile, forse per il resto della notte confondendo il mio spirito con quella tormenta, e così mi ritrovo ogni volta che l'ascolto , e non so sfuggire alla sua intensità.
grazie, Claudio, per avermi permesso la sua pubblicazione in questo spazio, e grazie per uno dei regali più belli che io abbia mai ricevuto.

domenica 10 marzo 2013

Jim, l'Angelo Dionisiaco


James Douglas Morrison




"Egli va a vedere la ragazza del ghetto
scure strade selvagge
Una baracca illuminata da una candela
Lei è una maga
Profeta femminile
Fattucchiera
Vestita all'antica
Tutta agghindata
Le stelle
La luna
Lei legge il futuro nella tua mano"




Da giorni me ne sto qui a scrivere e scrivere fiumi di parole per dare un senso alla moltitudine di immagini che il nome di questo artista mi provoca ogni qualvolta mentalmente lo nomino..
Non pensiamo spesso a ciò che una parola scatena nella nostra mente, o almeno io non mi soffermo spesso a farlo, ma una semplice combinazione di sillabe, vocali e consonanti, può portarci al sorriso estatico o alla disperazione più cupa in un battito di ciglia.
Le nostre percezioni fanno si che a questa cosa, a quella persona, a quell'altro oggetto, noi associamo un'infinità di altre cose, persone ed oggetti.
Sto divagando ma avevo bisogno di far capire, a chiunque abbia voglia di leggermi, che questo scritto nasce dal cuore e non vuole assolutamente essere una noiosissima sequela di date, nomi, titoli, luoghi.. Questo vuol essere un " a tu per tu" sussurrato, come si farebbe di notte ad occhi spalancati mentre si parla senza troppi preconcetti con qualcuno a cui si tiene, sottovoce, mostrando l'anima spogliata di ogni infrastruttura.
Quello che mi ripropongo è un viaggio personale e mentale sulle emozioni che la persona prima ed il cantante e poeta poi, Jim Morrison, hanno indotto e prodotto nella sottoscritta.




Perché ciò che è indubbio è che ogni persona  si appassioni e viva ogni cosa in modo personale e assolutamente diverso..
Per questa ragione ho chiesto ad una persona che reputo dotata di una sensibilità fuori dal comune di  esprimere di getto un suo pensiero su Jim Morrison.
Lo ha fatto in modo esemplare donandoci una poesia che racchiude in se ogni tutta la poesia, la passione, la destrutturata melodia di Re Lucertola.



“La voce selvaggia
senza schemi,
senza strategie,
ti entra nelle ossa e le scuote dal midollo.
La voce profonda
sporca di passione,
ti attraversa l'anima
lasciando segni rossi al suo passaggio.
La voce del dolore
di una bellezza maledetta,
di una rabbia che non trova pace,
di un cuore che si rivolta contro se stesso.
La voce di un angelo acido che ci ha insegnato a volare.”


                                                                                                             Claudio   


Questi versi  di Claudio, straordinario come l’uomo che li ha composti, danno appieno senso a ciò che vorrei trasmettere al lettore, Morrison può essere stato amato o meno ma il suo passaggio non può rimanere invisibile, non può cadere nell’abusato baratro di canzoni ascoltate e dimenticate, Morrison è uomo, prima di un fenomeno consumistico ad uso e consumo dei suoi posteri, lui è stato James…


Il primo ricordo che associo a Morrison è un poster, una gigantografia di una delle sue più belle foto, appeso nella camera di mia cugina.
Ero  una bimbetta ma lo stesso mi sentivo particolarmente attratta dal suo sguardo e avrò forse avuto 12 anni quando orgogliosa di ciò che stavo per fare chiesi in prestito a mia cugina un suo libro: "i Signori, Le nuove creature".
Iniziai a leggere il primo libro di Jim la sera stessa e quel suo modo, per me a quel tempo, stranissimo di comporre poesie mi rapì ancor più della sua musica che già conoscevo piuttosto bene.
Inutile dire che me ne innamorai fin dalla prima pagina, e terminato il libro nacque istintivamente in me il bisogno di capire l’uomo, non tanto l’artista, il musicista o il poeta, ma l’uomo, che James Douglas Morrison era stato.
Perché l’icona rock degli anni ’70 morta in maniera tanto tragica mi calamitasse con tanta insistenza l’ho scoperto solo dopo una lunga ricerca nei meandri delle mie percezioni, nel mio intimo, nel sentito, voluto e cercato.
Identificazione, inizialmente fu così.

Mi rivedevo in parte in quel ragazzo, avevo letto la sua storia, sapevo come e perché era diventato il mito Jim Morrison, come la sua vita fosse stata un concatenamento di eventi e la sua anima inquieta mi sembrava comprensibile e per certi versi simile alla mia.
Osservavo quel ragazzo dai lineamenti tanto angelici quanto sofferti quando nei suoi concerti lasciava il conscio per dar sfogo alla sua voce interiore ed il suo viso diventava una maschera, i suoi occhi perdevano espressione e vacui osservavano e vedevano altri luoghi, altre persone, sempre in perfetto sincronismo con le atmosfere che la band suonava pigiando sui tasti o martellando magistralmente la batteria.
Come lui stesso ammise più volte i Doors iniziavano un pezzo, anche piuttosto semplice e nel bel mezzo di… lasciavano libero sfogo a se stessi e tutti prendevano ad improvvisare e ne nasceva poesia cantata, poesia sofferta e sentita.
Dell’uomo Jim ho sempre amato il lato melanconico, incompleto, triste, il voler capire, comprendere e cercare, ho amato le cose che lo affascinavano perché in certa misura sono le stesse che hanno sempre affascinato anche me.
Jim è per me lo Sciamano, lui che tanto aveva letto e si era documentato sull’estasi sciamanica apprezzava nei sciamani veri  il non avere un ruolo o un’età scontata, il non dover per forza di cose ricoprire un ruolo destinatogli da altri.
A loro Jim invidiava la capacità di vedere, la capacità di trasportare nell’istante stesso in cui si facevano trasportare dalla loro gente, in quel  momento necessario ed indispensabile per vedere prima e per raccontare ciò che hanno visto poi.
Ed è un po quello che Jim faceva nei suoi concerti quando incitava, aizzava, abbracciava idealmente, e non solo, le folle, non tanto per il gusto di essere celebrato come la star indiscussa del rock quanto perché bisognoso di quell’esperienza per raggiungere una comunione dei sensi.
Lui incapace di alzarsi e leggere i suoi scritti dinnanzi ad una platea silenziosa diventava davvero l’angelo dionisiaco capace di tutto quando davanti ad un microfono e con la band alle spalle intonava la prima nota dei suoi concerti.
Le sue canzoni null’altro erano che la sua poesia musicata.
Cantare lo rendeva sicuro, invincibile, protetto.
Poetare invece era un istinto inalienabile, un bisogno intimo, liberatorio ed al contempo di affannosa ricerca di se, del mondo, dei meccanismi umani, politici e sociali.
Pochi sanno che mai sarebbe diventato la star dei Doors se da ragazzo non si fosse a lungo rifugiato nei libri, nei grandi classici.

Il nome The Doors fu ispirato proprio da un verso di una poesia di William Blake: « Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe agli uomini come realmente è: infinita. », verso ripreso a sua volta da Aldous Hoxley  nel suo trattato sugli effetti della mescalina intitolato: “Le porte della percezione”.
Percezione, capacità di percepire, è esattamente questo che identificava James, e di questo lui ne faceva la sua dottrina.

Ciò che va detto è che ognuno di noi percepisce il mondo interno ed esterno in modi e maniere diverse, pochi, pochissimi, sanno trarne davvero frutto, anche se ad un osservatore disattento la loro percezione resta per lo più incomprensibile..
Per questo preferisco che parlino parole sentite e venute di getto da una penna che reputo percettiva come poche altre...
Un ultimo appunto il saper percepire è fondamentale quasi quanto saper poi condividere le proprie percezioni con altri..

“Oddio, che paura! Temo di aver scoperto qualche cosa che in me non va, che non funziona come dovrebbe funzionare.
Che qualche cosa non funzionasse nel modo giusto a dire la verità, lo ho sempre sospettato, ma credevo di essere solo un po' strana e non gli ho mai attribuito un gran peso.
Ma qui non si tratta più di alcune mie peculiarità, ma proprio di un mal funzionamento biologico.
Mi è venuto l'atroce dubbio che il mio apporto di glucosio al cervello non sia adeguato, non sia sufficiente.
E ora cosa faccio?
Chiamo il mio medico e gli racconto il mio sospetto e perchè lo sospetto?
Così invece che prescrivermi qualche esame, mi consiglierà di sicuro una visita psicologica, che non mi farebbe male, intendiamoci, ma di sicuro non servirà a sfatare le mie paure.
Da quel che ricordo Guenda è nata così, con una poca propensione a dedicarsi delle cose oggettive del mondo, poco interesse ad occuparsi della propia sopravvivenza e in ultima analisi anche dei rapporti con gli altri, mentre poteva incantarsi per ore ad osservare una luce o uno scintillio che aveva catturato la sua attenzione.
Il mondo di Guenda-bambina non è mai stato un mondo fisico, non un luogo, per lo meno, ma una specie di viaggio dove le “cose” si accendevano di luce propia, e brillavano e si manifestavano nella loro essenza più pura. Nulla ha mai preteso, però, di diventare qualche cosa di diverso da sè o di trascendere e prescindere dal loro esistere in quel luogo o quello spazio. Un bicchiere restava un bicchiere, una foglia, una semplice foglia... un suono, un suono.
Ma il bicchiere, la foglia e il suono mostravano tutta la potenza del loro essere assoluti.
L'infinito racchiuso nel finito.
Come se il mondo platoniano delle idee avesse abbandonato la regione assegnatagli e avesse permeato il mondo, e la stessa caducità del mondo, rafforzasse il concetto dell'”idea”.
Mio dio, quanta bellezza racchiudono le “cose”!
Così tanta che gli occhi fanno fatica a staccarsi, così tanta che si può arrivare a credere che non vi sia altro di più meraviglioso che star li ad osservare all'infinito.
Che il glucosio nel nostro cervello stia lì ad impedire che si impazzisca?
Che sia la nostra sentinella che trattiene l'anima fulgida dell'universo dal manifestarsi ed esplicarsi, semplicemente distraendo i nostri sensi? Semplicemente facendo si che il nostro interesse sia volto, appunto, ai problemi della sopravvivenza occludendo in qualche maniera i processi chimici del nostro pensare predisposti all'estasi?
L'osservare il mondo dentro al mondo non è un pensiero stravagante, almeno per alcuni...
I loro occhi vedono, le loro dita affondano la compattezza delle superfici andando a confondersi con le complicatissime architetture molecolari che costituiscono l'esistere, abbattendo i limiti segnati dai sensi, o forse, molto più semplicemente, riuscendo a spostare appena un po' i piedi da quella linea di terra e lo sguardo da quella d'orizzonte con cui i più sono abituati a pensare la prospettiva delle cose.
Non deve essere tanto difficile se Guenda-bambina sa farlo, se Guenda-donna continua ad indugiare in tali ammalianti visioni. Forse l'unica difficoltà è solo il saper tornare...”


un ringraziamento particolare ad Aldous Huxley
e al suo: “ Le porte della percezione”,
per questo mio farneticare.
Guenda"

Percezioni, infinite, bene inalienabile del nostro vivere. Lo erano sicuramente per Morrison, scrivere e riversare ogni complessa o frastagliata sensazione.
Scrivere come medianazione, ciò che il suo essere percepiva veniva riversato in centinaia e centinaia di taccuini nei quali scriveva senza posa, preso dall’impulso irrefrenabile di dar libero sfogo alle sensazioni.
Lo fece fino all’ultimo, fino a quando decise di dar fine alla sua vita da rock star idolatrata, amata, sostenuta e preferì seguire l’amata fidanzata Pamela a Parigi…pochi mesi dopo aver raggiunto la capitale francese Jim trovò la morte..aveva appena 27 anni.
Ma Jim ha lasciato, oltre ai mille dubbi che aleggiano sulla sua morte, molto altro: la sua poesia e la sua musica, il suo essere uomo.
Jim Morrison era innanzitutto un uomo con un passato e un trascorso di vita che ha dato indubbiamente origine ha molti percorsi che per sua scelta decise di seguire.
Non voglio entrare in merito  a questioni etiche o morali per il semplice fatto che voglio solo guardare quest’uomo come se mi fosse concesso farlo attraverso un vetro appannato o fumoso.
Non mi interessa sapere se è stato giusto o meno abusare di alcool o droghe, voglio immaginare Jim intento a raggiungere lo stato di incoscienza-coscienza medianica che gli sciamani si inducevano con il peyote e varcare il limite, ravvedendosi nello stesso istante del fatto compiuto.
Voglio immaginarlo ancora preso dalla sua scrittura, frenetico, con foglio intonsi mescolati ad altri scritti fittamente a mano che gli uscivano sistematicamente da ogni tasca…
Questo è l’uomo che voglio ricordare, un poeta per molti maledetto, attratto com’era dagli eccessi, dal superare costantemente i limiti, i propri limiti in primis, ma pur sempre un uomo. James appunto.


Voglio ricordarlo con una delle sue poesie che svela, al pari di altre, la sua natura e che è tra le mie più care:


 Nella seduta spiritica lo sciamano conduceva.
Un panico voluttuoso, deliberatamente evocato attraverso droghe, canti, danze, sospinge lo sciamano nella trance.
Voce mutata, movimenti convulsi.
Egli agisce come un ossesso.
Questi isterici professionali, scelti proprio per le loro tendenze psicotiche, erano un tempo tenuti in gran conto.
Essi mediavano tra l’uomo ed il mondo degli spiriti.
I loro viaggi mentali formavano il punto cruciale della vita religiosa della tribù.




                                                                                                                          
Un particolare ringraziamento a Claudio e Guenda per aver voluto condividere quest'esperienza, per me bellissima, con me. Reb.

mercoledì 27 febbraio 2013

quando si dice: l' "intesa"

Gwen: stavo ascoltando ora Ilaria Porceddu, la trovo meravigliosa... è la prima volta che la sento e mi sono innamorata

Claudio: cazzo che pezzo che ha portato a sanremo
l'unico bello su tutto il festival
poesia

Gwen: beh, ti sei cercato anche altri pezzi della suddetta elisaboh?

Claudio: chi è elisa?

Gwen: si.

Claudio: si? ahahahaha!

Gwen: ho sbagliato, ilaria ^_^

Claudio: ah :) no. e la ricordo a x factor, cantare pezzi di fado ai provini e oceano di lisa. era molto brava ma non aveva ancora sto carattere. se tutto il disco è cosi': wow!
stasera reb mi ha mandato il pezzo, domani se riesco butto giu' due idee per il mio

Gwen: non so, sai che io non ho capacità di capire l'importanza di una voce, ma continuo a riascoltarla, qualche cosa vorrà dire

Claudio: beh è da brividi
ma proprio il pezzo

Gwen: ah, se è quello che ha postato a me ieri l'ho letto, ma mi diceva che continuava a cambiarlo

Claudio: sul circo come metafora della vita
bellissimo

Gwen: mi sa che l'ha cambiato di nuovo..
il circo non ce l'ho presente, ma me ne ha postato solo un pezzo

Claudio: no il circo è il pezzo della porceddu :)
reb mi ha postato j. m. via email
io sono cla tu sei gwen

Gwen: ahahah ma che fai, mi metti confusione come se io non ne avessi già abbastanza da sola in testa?

Claudio: siamo sul terzo pianeta del sistema solare

Gwen: siamo sicuri che io non sono clau e tu sei gwen? perchè potrei crederea tutto

Claudio: ahhahaha

Gwen: daiiiiii smettilaaaa
mi connetto, mi connetto

Claudio: ;P

Gwen: insomma devo ascoltare questo circo e che non è cantata da rebecca?

Claudio:
ma il circo è il tema di "in equilibrio", il pezzo che stai ascoltando a nastro

:)
sai,
mangiafuoco
lama
elefanti
scimpanzè
...
Gwen: ahahah oh, mamma.. mi preoccupo?

Claudio: SI ahhahaha :D
(heart)

Gwen: clau, non so se hai buttato un occhio al mio di pezzo, ma quando parlavo del glucosio che non arriva, mica stavo scherzando

Claudio: ma finiscila :)
quale glucosio
tu sei distratta
:)

Gwen: sono seria, purtroppo

Claudio: come me

Gwen: però questi dialoghi per assurdo mi piacciono.. mica è da tutti

Claudio: :)
tu sei una persona spettacolare

Gwen: appunto, da circo ^_^


sabato 23 febbraio 2013

Bruce Munro


Bruce Munro, light designer inglese, presta una particolare attenzione al dialogo tra la natura e la tecnica dell'illuminazione. emblematichi i Longwood Gardens in Pennysilvania, scelti  come teatro per le sue installazioni fino a settembre del 2012. un percorso che si snodava all'interno del parco, consentendogli di riproporre alcune sue realizzazioni  ripensate e armonizzate in relazione con questo magico luogo. 
nei Longwood prendono  vita  la “Forest of light”, un'infiorescenza di 20.000 steli luminosi, 


 “Ninfee” una distesa di scintillanti cd che galleggiano sullo specchio d'acqua del lago interno,



o, ancora, le "torrette luminose", nove opere che si accendono in un susseguirsi di variazioni cromatiche a tempo di musica


Munro propone, quindi, un viaggio fantastico, in bilico tra onirico e psichedelico, ove è la struttura stessa della natura ad animarsi accendersi di mille sfumature. 

giovedì 21 febbraio 2013

io e Lucifero

Lucifero si volta,i suoi occhi si accendono della stessa luce dei mille occhi del cielo. Questa sera freme, lo vedo. 

Annusa il freddo fatto di lame che ci lacera e lambisce.
Siamo soli.
A farci compagnia, la voce del vento incessante e colline che si perdono all'infinito.
assolutamente soli, io e lui, appena giunti ai piedi di questa limpida notte fatta di frammenti metallici. 

Nulla per miglia, a parte il buio. 

Le sue snelle zampe da lupo, lanciate in una corsa silenziosa che non muove l'aria, una corsa da predatore, la sua... che l'udito non può cogliere se non quando è troppo tardi. 

I suoi sensi intensificati esaltano i miei quasi a renderci la stessa cosa, quasi mi volesse far dono di quel che lui può vedere, di quello che lui può avvertire. 

Non temo la notte con lui al mio fianco, non temo il freddo che graffia, i rami che scuotono, un rumore improvviso, un'ombra, la mia stesa fragilità.
Nulla può farmi troppo male se lui è li e mi aspetta.
con lo sguardo mi cerca, lui è il mio istinto e io sono il suo clan. 

Mi incanto del suo essere selvaggio, della sua estrema fierezza, della sua devozione che non muta mai in sottomissione, si lascia guidare, guidandomi a sua volta in una sintonia perfetta. 

Non esiste anima che possa darmi altrettanta complementarietà, nessuno che possa colmare altrettanto il mio vuoto.

mercoledì 13 febbraio 2013

mi scuso se rubo per un istante lo spazio musicale a claudio, che mi perdonerà, a parte poi, dirmene di tutti i colori ^_^
ma è un mio momento particolare, non ho molte parole, diversamente non saprei esprimere...




CSI - Brace

mercoledì 6 febbraio 2013

promemoria

farina 2 kg
pasta 3
uova 6
zucchero 1 kg
latte 2 l.
limoni 3/4
sale grosso 1 kg
caffè
carta igienica
pazienza 1 sacco

martedì 5 febbraio 2013

dedicato ai miei collaboratori

nel mio utero esiste tutto,
tutto il tempo contratto in uno solo istante,
tutto l'universo, quello certo e quello probabile.
fonte primitiva dell'esistere.
l'infinito non mi sta fuori... non m'avvolge come avvolge te, lo contengo tra le mie gambe.
il mio sanguinare è dolore assoluto per il sanguinare del mondo,
è linfa calda e inebriante e nega la morte come nulla può farlo.
fiume caldo, appiccicoso, denso, eppur sublime.
in me esiste l'orgasmo del mondo.. il suo respirare, il suo affermarsi.
è il buio che viene sconfitto, eppure in me albergano tutte le notti e tutte le albe possibili, ne sono la madre e la signora assoluta.
il mio utero è l'architettura che sorregge l'infinito, che tu non sai riconoscere...
e il mio flusso è il respiro del tutto,
è il dono per te,
per lasciarti intuire la vita.
è il battito, il pulsare di ogni cosa,
il tam-tam delle viscere della terra.
pioggia che lava,
fonte generatrice.
il suo odore acre, dolce e sconvolgente è la materia di cui sei fatto e nel possederti mi riappropio di ogni stilla che ho disperso nell'essere venuta al mondo.
mentre ti cullo tra le mie gambe, sono un cannibale,
sono la consolazione,
sono il tuo solo nido.
la mia fenditura è la porta del tuo spirito e solo nella lotta estenuante dei nostri corpi tu potrai tornare all'origine.

martedì 29 gennaio 2013

Il cappellaio matto

Il tempo è quasi una concezione irreale, non so mica se in effetti scorra e come scorra. Intendo, il tempo personale, quello che sta nella tua mente che scandisce le tue cose e il tuo personalissimo modo di interpretare l'avvicendarsi degli avvenimenti. Deve per forza essere soggettiva la sua intuizione, immagino, altrimenti non mi spiegherei come mai noto sempre un momento di disorientamento sui volti degli altri quando tento di rapportarmi con questa strana entità. In genere, il tempo, sempre ammesso che esista, mi costringe a dei veri corpo a corpo, per domarlo, averne il controllo... e quando penso di averlo ormai assoggettato al mio volere, con un guizzo e un colpo di coda si divincola dalla mia presa lasciandomi con le mani vuote e nella più profonda desolazione. Forse sbaglio a volerlo dominare, il tempo, è una bella presunzione da parte mia visto che per me non esiste. Allora mi chiedo se in realtà io non stia li a cercare di assoggettare il tempo altrui, di renderlo conforme alla mia concezione non lineare del suo scorrere, a volergli far accettare le mie regole. 

Che il cappellaio matto si sia impossessato di me? 

È possibile. 

Forse viviamo solo perennemente intrappolati in un universo sconvolto e visionario... io e il cappellaio. 

Una estensione allucinata che, in ultima analisi, è solo presente espanso all'infinito. 

E non è che io non veda l'interpretazione del tempo di coloro che mi albergano intorno, certo che la noto la differenza! Vedo furia, rassegnazione e sbigottimento nei loro occhi dopo che mi hanno atteso all'appuntamento delle quattro del pomeriggio, 
si,
ma di tre pomeriggi prima... 

Mamma, ma come sono fiscali! Sempre le quattro sono, di che si lamentano? 

Non comprendo neppure questa smania di volerlo far finire per forza, questo tempo, deve stargli proprio antipatico ai più. Lo stremano incolpandolo, rincorrendolo, ammazzandolo in ogni modo possibile come fosse il nemico di tutti i nemici. 

Sono certa che per chi mi aspetta ancora li, alle quattro di un pomeriggio che prima o poi arriverà o forse non arriverà mai, mi vorrebbe in realtà uccidere, ma considero una grande libertà la possibilità di essere sovversivi nei confronti delle imposizioni e dei luoghi comuni. La possibilità meravigliosa di interscambiare gli spazi interiori con quelli esteriori, inventarsi regole e leggi tutte nostre, solo nostre, dipingendo un mondo al contrario ma favoloso. 

Perchè alla fine, come dice Alice: “non siete (siamo) altro che un mazzo di carte”!