Translate

Visualizzazione post con etichetta rebecca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rebecca. Mostra tutti i post

venerdì 18 aprile 2014

"The Passion of the Christ"...ricordi dal passato..



Eccomi di nuovo qui.. tra poche ore e festeggeremo la Pasqua..ed è per questo che ho deciso di consigliare la ri-visione di un film, cult, almeno a mio modestissimo avviso, che mi colpì particolarmente quando uscì nelle sale e che ancora oggi campeggia tra i film da me più amati in assoluto e di svelarne ,soprattutto, qualche "dietro le quinte" !
C'è da dire una cosa : è un film che ha fatto discutere e che ha diviso la critica a metà tra chi lo ha considerato molto vicino alla vera storia della passione di Cristo e chi lo ha considerato troppo brutale ed efferato,
persino antisemita..
Io non pretendo di calarmi nei meandri della critica cinematografica, preferisco considerarlo un film forte che fa riflettere e credo che questo sia il massimo da dover volere da un film che non si arroga il diritto di intrattenere e far ridere ma al contrario ha l'ardire di essere una rievocazione storia, nel caso specifico biblica..
Ma passiamo alle curiosità di cui sopra, poichè ritengo inutile dire che il film ricostruisce le ultime ore di vita di Cristo con tutta la cruda brutalità della passione, morte e resurrezione.
Il film, titolo originale
"The Passion of the Christ" è stato scritto e diretto da Mel Gibson ed è uscito in Italia nella Pasqua del 2004.
Per chi non lo sapesse è stato totalmente girato in Italia, in location assolutamente azzeccate e suggestive quali
Matera e la città fantasma lucana di Craco.
E' indubbio che questi luoghi si siano prestati meglio di qualunque altro set ricostruito dentro qualche studio a ciò
che Gibson desiderava per il suo film, la vecchia Gerusalemme è rivissuta, riflessa negli occhi dell'attore protagonista Jim Caviezel mentre percorre le vie dei sassi sotto il peso della croce.
Matera è conosciuta come la Città dei Sassi ma voglio spiegare a chi non lo sappia brevemente il perchè: Il torrente Gravina di Matera scorre in una profonda fossa naturale che delimita i due antichi rioni della città: Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Sull'altra sponda c'è la Murgia, protetta dal Parco Naturale delle Chiese Rupestri. 
E' qui nel Parco delle Chiese Rupestri che sono state girate le scene della crocefissione.
Gli antichi rioni chiamati Sassi, assieme con le cisterne ed i sistemi di raccolta delle acque, sono la caratteristica peculiare di Matera. Si tratta di originali ed antichi aggregati di case scavate nella calcarenite, a ridosso di un profondo burrone, la Gravina. 
Alla fine del 1993 l'UNESCO ha dichiarato i rioni Sassi Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
Come detto  in precedenza oltre a Matera e qualche scena d'interno ricostruita negli studi di Cinecittà il film è stato girato anche a Craco...e proprio questo agglomerato di vecchie costruzioni mi ha affascinata in modo assoluto.
Craco vecchia sorge nella zona collinare che precede l'Appennino Lucano e negli anni sessanta un'evacuazione l'ha resa una vera e propria città fantasma quanto mai caratteristica come è facile indovinare da questa foto che ne mostra la bellezza unica aiutata dal cielo intensamente blu che crea un fortissimo contrasto con le mura cittadine. Nel film di Gibson è Craco che fa da sfondo alla scena dell'impiccagione di Giuda.
Come è possibile immaginare il film è una sintesi tratta dai Vangeli con alcuni spunti personali di Gibson e tradizioni dell'epoca che non sono però rintracciabili nelle Sacre Scritture. 
Inoltre alcune scene sono tratte dai diari della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick, vissuta tra fine settecento e gli inizi dell'ottocento e dall'opera di Maria di Agreda intitolata "La mistica città di Dio"
Un ultima curiosità per chi non lo abbia ancora mai visto : il film è stato girato completamente in latino ed aramaico, sottotitolato in italiano,con lo scopo di rendere ancora più reale l'intensità dei momenti .
Vi lascio con uno spezzone del film, augurandomi di avervi offerto una lettura "alternativa" e sperando di non avervi annoiato.




mercoledì 16 aprile 2014

Tradizione e novità racchiuse nel dolcepasquale più colorato che ci sia..


Buongiorno ragazzuole e ragazzuoli belli.. eccoci qui..la Pasqua è ormai pronta a sommergerci con la sua sacralità, che spesso viene dimenticata, e con i cibi delle feste tipici di ogni regione che non mancheranno su nessuna tavola.
Di solito non sono io ad occuparmi di cibi e cucina ma in questi giorni ho fatto vari esperimenti per rendere una ricetta della cucina tipica umbra quanto mai attuale e vorrei proporvela.


In tutte le tavole dell"OldStylePerugino" non può mancare la Ciaramicola!
Si immagino bene le vostre faccette sconvolte..chissà cos'è sta roba qua con questo nome assurdo..
Bene, ve lo spiego subito e per farlo mi aiuto con una foto trovata online che si avvicina meglio di altre alla mia amata Ciaramicola..
In realtà altro non è che una base molto semplice con l'aggiunta dell'
alchermes che gli dà il tipico colore rosa-arancio.. Io qui vi posto il link diretto di un sito di cucina che ne mostra la preparazione passo passo ed è molto affine a quella che preparo che ho visto preparare tutta la vita da bisnonne e nonne

http://www.cookaround.com/le-vostre-ricette/dolci-pasquali/ciaramicola-1

Però ciò che voglio proporvi io oggi è una ricettina semplice e ottima di muffin alla ciaramicola, vi assicuro che la riuscita è assicurata e grazie alla loro naturale allegria strappano comunque un sorriso


Ingredienti

Per la base:
300 gr di farina, 
200 di zucchero
100 gr di burro sciolto
3/4 di bustina di lievito
2 uova intere e 1 rosso
mezzo bicchiere di alchermes
100 ml di latte

per la meringa:
3 albumi
250 gr di zucchero a velo
confettini colorati


Il procedimento è semplicissimo: sbattete bene le due uova ed il rosso con lo zucchero fino a creare un composto spugnoso, aggiungere poco a poco la farina, il burro lasciato sciogliere l'alchermes ed il lievito, infine aggiungere il latte.
Per quanto riguarda il latte consiglio di aggiungerlo per ultimo controllando la consistenza del composto che è per tutto identica a quella tipica dei muffin e di regolarsi di conseguenza per ovviare a composti troppo solidi o al contrario troppo liquidi.
Infornarli su forno preriscaldato a 140 gradi per circa 20 minuti.
Nel frattempo preparate la meringa montando a neve ferma 3 albumi e aggiungendo lentamente lo zucchero a velo.
Togliete i muffin dal forno ma lasciatel all'interno dei loro stampini ed aiutandovi con un cucchiaio ponete un'abbondante guarnizione di meringa su ogni muffin, aggiungete una manciata di confettini colorati e mettete di nuovo in forno a 100 gradi per una decina di minuti.
Vedrete che il risultato sarà buonissimo e golosissimo...noterete come sono soffici e golosi all'interno quanto croccante è lo strato superficiale di meringa e confettini e morbidissimo lo strato sottostante della meringa stessa...




Vi lascio qualche immagine dei miei muffin...









Per i chi ama il folklore ecco qualche curiosità sulla Ciaramicola:

La ciaramicola è un inno alla città di Perugia ed in realtà la sua forma circolare è voluta, è formata idealmente da 5 montagnole che rappresentani i cinque rioni di Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta S. Pietro, queste 5 ideali montagnoli che formano il cerchio esterno della torta a mo di ciambella confluiscono in una zona centrale che sta a raffigurare la Piazza Grande, sulla quale svetta la Fontana Maggiore, simbolo della città. Anche i colori che compaiono sul dolce fanno riferimento ai rioni e allo stemma di Perugia. 

martedì 26 novembre 2013

Non un sol giorno ma sempre..




Chi mi conosce ben sa che odio fare le cose quando tutti le fanno, amo fare le cose quando sento di doverle fare.
Quindi alla mezzanotte del 25 Novembre, "Giornata nazionale contro la violenza sulle Donne", sento di poter scrivere poche righe, un pensiero, una frase e non perchè devo, non perchè la giornata lo impone, ma semplicemente perchè ogni giorno deve essere contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli uomini, sugli anziani, su qualsivoglia essere vivente.

Ogni giorno è il giorno contro la violenza 

Ogni giorno questa piaga sociale, mondiale, va combattuta in ogni modo possibile.
Per combattere servono i fatti, serve coraggio. 
Sono ancora troppe le persone che non denunciano una violenza per paura, timore, vergogna, ignoranza.
Non voglio ricadere nei soliti clichè, di stereotipi ne abbiam tutti la testa piena ma se parlarne allo sfinimento servisse a convincere anche solo una persona, una, credo che noi tutti di Rosso-Sahara saremmo concordi nel ripeterlo allo sfinimento.
Quindi, parole sempre, perchè la parola è fondamentale, ma anche fatti, tanti, questo è ciò che mi auspico.

martedì 12 novembre 2013

Non vedo, non sento e....



Italia: il popolo del non sento, non vedo e non parlo e se parlo, lo faccio solo quando posso sbraitare in tv e mostrarmi pronto alla santificazione. 

Ma è proprio così? 
Come tutti saprete in questi giorni non si fa altro che parlare di baby prostitute come se il mestiere più antico del mondo fosse stato scoperto dalle under 18 se non proprio ieri.. beh al massimo un paio di giorni fa, ma noto è che non è proprio così e fingere di non aver mai visto una sedicenne, italiana o meno poco importa, battere il marciapiede significa avere meno di grammo di cervello. 
Allora perché nelle reti televisive pubbliche e private italiane si dedicano giorni interi a fare sceneggiate napoletane su l’argomento?
Come avrete capito ho giusto un pelino di polemica da sputar fuori a mò di gatta arruffata che dopo averne sentite troppe ha bisogno di liberarsi di questa palla di ipocrisia.
Direte voi: non puoi evitare di guardare la tv? Beh in certi momenti, per questioni personali o di pace familiare non è possibile, inoltre arrivata ad un certo punto capire cosa la gente è disposta a dire per 50 secondi di primo piano nell’ennesimo contenitore mono-tono domenicale è paragonabile ad impiegarsi in un approfondito studio sulle dinamiche intelligenza-demenza.
Ciò che mi sconvolge delle chiacchiere che sento in ogni singolo canale televisivo negli ultimi giorni è la finzione, lo sbigottimento, i visi inorriditi di pudiche signore, e signori, della politica, dello spettacolo, di associazioni e non per ultimo di, santi e timorati di Dio, uomini di chiesa.
Ora non ho nessuna intenzione di fare di tutta un erba un fascio ma è mai possibile che nel 2013 saltiamo su dalle sedie se un caso, simile a mille altri casi, balza agli onori della cronaca? E se invece di saltare cambiassimo un pochino le cose in questo nostro Stato che a mio modesto avviso patisce il coinquilino Chiesa e per non indispettirlo troppo spesso non prende le giuste decisioni?
Ora mi rivolterò contro orde urlanti di persone che hanno ben capito dovo voglio andare a parare e non condividono il mio pensiero ma io sono testarda per DNA quindi terminerò la mia riflessione e se qualcuno avrà da ridire parli pure e magari riusciremo a farne scaturire un pacato scambio di punti di vista.

Se la ben nota Legge Merlin che ha decretato la chiusura delle case di tolleranza non fosse mai stata resa legge in Italia avremmo un panorama molto diverso.
La prostituzione, così come avviene in molti stati europei, sarebbe regolamentata e tale regolamentazione avrebbe potuto portare ad ottimi frutti.
Innanzitutto non ci sarebbero meretrici ad ogni angolo di strada, non ci sarebbero parcheggi di pagine (come cantava il mio amato Masini) dove i guardoni sgomitano per un posto in prima fila, non ci sarebbero, o ce ne sarebbero sicuramente meno, donne sfruttate, non ci sarebbe stato e non continuerebbe ad esserci l’incremento della diffusione delle malattie veneree, la prostituzione in quanto scambio tra due parti potrebbe essere tassata, potendo così diminuire il carico fiscale sui cittadini italiani.
Ma in Italia, nella culla della cultura, nell’antica patria potremo mai noi chiedere tanto?
No, è ovvio, non potremo mai pretendere di avere la regolamentazione della prostituzione e la riapertura delle case di tolleranza, così come la legalizzazione delle droghe leggere e tante piccole e grandi altre cose che fanno inorridire i benpensanti.
Gli stessi che senza saperlo sono potenziali madri e padri di ragazzine che escono in jeans e si infilano in discoteca minigonna e tacchi, di adolescenti che fumano spinelli con aria vissuta e bevono senza posa giusto per darsi un tono.
Sono cresciuta in una regione considerata tranquilla del centro Italia che tra le sue colline verdi e i suoi Santi conosciuti in tutto il mondo cela una delle prime discoteche di tendenza della nostra penisola e uno dei più grandi ed impensabili cartelli dello spaccio di stupefacenti e ne ho viste tante.
L’educazione impartita dalla famiglia è il primo e basilare mattone per una crescita senza scossoni, i valori sono da ricercare ed osannare, inculcare e custodire, sono stata fortunata, vengo da una buona famiglia con principi forti e non ho mai fatto cazzate, perdonatemi il termine, ma sapete quante ragazzine di ricche famiglie, viziate e tenute sotto la campana di vetro da mamme chiocce ho visto capitolare dietro la prospettiva di una bella vacanza o una borsa firmata?
Questo mi ha fatto credere che la famiglia è si fondamentale ma non è tutto. 
Si possono avere i migliori genitori del mondo ma se si è una mela marcia quella si rimane, al contrario anche la famiglia più sbandata può nascondere al suo interno un figlio o una figlia morigerata che crescerà credendo fortemente nei valori basilari della società civile.
Quindi le baby prostitute indignano anche me ma non sopporto tutto il chiosare ed il fingersi sconvolti da qualcosa che solo se si cammina per le strade ad occhi chiusi si può fingere di non vedere. 
La televisione è un fortissimo mezzo di comunicazione ma dovrebbe servire a comunicare appunto, a far riflettere, mentre io vedo solo uno sgomitare compulsivo e un urlarsi addosso sperando nel primo piano mentre si mostra lo sguardo più dispiaciuto, allucinato, sconvolto, paralizzato, a seconda del momento, per la tremenda sorte delle baby prostitute. Ovviamente a parlare son sempre i soliti, gente dei diversi schieramenti politici che per partito preso azzanna l'ospite affianco senza neanche curarsi di ascoltarlo e donne note e meno note del mondo dello spettacolo; tra loro anche quelle che hanno immancabilmente vuoti di memoria e non ricordano che magari a 14 o 16 anni, anche se non si prostituivano, di favori da uomini ne hanno accettati per essere ora su quella seggiola. 
Tutti a dire quanto schifo faccia vedere certe scene, ma il web è pieno di erotismo e pornografia, ed anche le due ragazzuole di cui sopra hanno fatto il loro esordio tra discoteche capitoline e web, che i salumieri abbiano finito in questi giorni le fette di prosciutto che bendavano gli occhi dei suddetti ospiti televisivi?
Non ho 90 anni, sono stata un’adolescente solo una manciata di anni fa e non credo minimamente che le ragazzine di cui tutta Italia parla siano state in alcun modo costrette, incoraggiate probabilmente si, ma nessuno puntava loro un mitra alla testa mentre avevano rapporti sessuali in cambio di svariate centinaia di euro. Ineducate e sciocche, stupide e senza guida? Probabilmente si, ma intelligenti quanto basta per capire appieno cosa stavano facendo e per loro stessa ammissione vivevano la cosa come un lavoro, un vero e proprio lavoro in cui “affittavano” il proprio corpo ad “affittuari” che sono senza dubbio da condannare, ma non sono “bambine”, come una certa signora della tv le ha chiamate, perchè le bambine sfruttate e rese schiave della prostituzione sono altre, ad esempio, giusto per citarne uno, le bimbe Thailandesi, vendute dalle loro stesse famiglie, che a 6, 7, 8 anni vengono trattate come cane da macello dai turisti del sesso, tra i quali centinaia di italiani ogni anno ( anche questo ovviamente i benpensanti fingono di non sapere).

Ma le ragazze romane non sono bambine soggiogate e costrette ed a loro cosa facciamo ora? Gli diamo un'amorevole pacca sulla spalle e le lasciamo andare? Le facciamo seguire per qualche mese da psicologi ed assistenti sociali? 
Dove le ritroveremo secondo voi tra un anno? Io non voglio pensare che abbiano un destino segnato, io spero che capiscano e si godano la loro età, perchè gli anni passano e non tornano, ma non riesco a scacciare dalla mente l’idea che abbiano la convinzione di non aver commesso un errore nel vendere il loro corpo.
I genitori che hanno a che fare con figli difficili vanno aiutati e supportati, ma se la famiglia non c'è o è carica di manchevolezze non dovrebbe essere la società a farsi carico dei minori? La scuola, gli insegnanti, dov'erano? Possibile che non si fossero accorti di nulla? 
Quindi di responsabili ce ne sono a iosa, non ultimi i clienti.
Per quanto riguarda gli uomini che hanno avuti rapporti con loro e tutti quei uomini che ogni anno in Italia fruiscono della carne di esseri umani, perché la prostituzione non è solo al femminile, beh continuo a pensare che se le case di tolleranza venissero riaperte e ci fossero controlli appropriati, situazioni igenico-sanitarie rigorosamente monitorate e luoghi preposti, tanti padri di famiglia ci penserebbero due volte prima di rischiare di incontrare lì il suocero, il cognato o il figlio… , magra consolazione? Forse si, ma sono convinta che se le donne che si prostituiscono potessero farlo in sicurezza non ci penserebbero due volte a scegliere la situazione più sicura e una pulizia a tappeto delle strade smantellerebbe traffici e ricatti dove vi sono.
In fondo tentare non costerebbe nulla..o meglio dovremmo semplicemente scegliere di indispettire a vita il Coinquilino.
Ribadisco in ultimo un concetto che non voglio assolutamente passi in modo sbagliato:
l'abuso, la costrizione, la violenza sono sempre e ribadisco sempre da condannare, auspicabile è prevenire ogni forma di coercizione e di violenza, ogni stato dovrebbe impegnarsi a difendere ogni cittadino in modo ineccepibile. 
Chi commette tali crimini va punito severamente, senza sconti, senza deroghe, in maniera ancor più incisiva quando si parla di minori.
Ma va fatta a monte una distinzione tra volontà e costrizione, è l'unico punto in cui continuerò ad insistere sempre e comunque.
Ci sarebbero molte altre cose da dire, tante altre responsabilità da attribuire, in fondo siamo figli del consumismo, dello smodato uso del progresso, dell'apparire e sempre meno spesso dell'essere..ma questa è tutta un altra storia...

Reb.

mercoledì 6 novembre 2013

Guarda un pò dove ci imbatte per caso una sera...


Ieri mia sorella ascoltava una parodia su youtube, sul momento pensavo alla solita presa in giro piena di parolacce che lascia il tempo che trova, ma il testo era assolutamente orecchiabile e la presa sul tempo era ottima quindi le ho chiesto di rimetterla da capo e ho ascoltato bene il testo.Una sorpresa, ed ora vi spiego perchè.
Il ragazzo in questione è Micheal Righini, ed ora immagino alcuni di voi diranno: che scoperta pensi di aver fatto? mentre il mio amico Claudio penserà inorridito: Reb che diamine guardi e ascolti?
Ma torniamo a noi, io non lo conoscevo il ragazzuolo e mi ha molto colpita. Mi sono un pochino documentata ed ho scoperto che trattasi di un Youtuber molto quotato che in precedenza faceva parte di un trio scioltosi per il trasferimento di uno dei tre.
Comunque senza farla troppo lungo, ho guardato alcuni suoi video molto vecchi, di quando era parte dei Fuori di Testa e onestamente per essere una alla quale non fanno minimamente ridere i soliti comici idioti non posso dire che mi sia sbellicata sulla sedia, ma le ultime cose sono carine., alcune davvero molto carine!
Il suddetto ragazzo è' lo scenografo-regista-attore della serie web "Fuga dalla morte" che lo vede protagonista indiscusso e nella quale recita, a mio modestissimo avviso, davvero bene.
Ma il vero motivo per il quale ho iniziato a scrivere questo post era la canzone-parodia che ascoltava mia sorella quindi ve la posto qui di seguito.. e aggiungo che a me ha fatto impazzire con buona pace del mio Claudietto :P







Credo che ridendo e scherzando, e neppure tanto, abbia ben descritto la situazione politico-economica italiana..e di solito non è semplice trovare la vera attualità in una parodia.


Reb

martedì 16 luglio 2013

Le identità nascoste



Il titolo la dice lunga ma mi rendo conto che codesta frase: “le identità nascoste” possa nascondere, perdonatemi il gioco di parole, decine di significati chiari o presunti, quindi con il seguente sottotitolo spero di rendere più chiaro il mio intento:
Le identità nascoste: nascoste per pura responsabilità di costui che trincerandosi dietro a troppe cazzate non sa più quale sia l’identità vera ma soprattutto non sa più quale versione ha dato alle diverse persone alle quali ha raccontato la “sua” verità.


Non è ancora chiaro? Ora cercherò di far scemare le nebulose coltrine dei miei discorsi tentando di essere più lineare possibile.
L’avvento di internet, e lo sbocciare con esso di social network tra i più disparati, ha fatto si che ogni persona possa mantenere contatti con amici o familiari anche quando essi distano migliaia di chilometri (così com’anche avvertire l’amica che siamo sotto casa sua), ma al contempo ha aperto le porte di un mondo, che all’apparenza sembra semplice e senza rischi, ideale senza distinzioni per ogni genere di persona o personaggio.
I social nascono proprio con l’intento di far trovare persone che per ragioni logistiche, lavorative o personali,  non hanno la possibilità di stare in contatto continuo, facebook nell’idea del suo ideatore, ad esempio, doveva solo radunare un gruppetto di studenti di uno stesso collage.
Come è noto dalla loro comparsa ad oggi i social si sono evoluti in maniera strabiliante offrendo infine un infinità di servizi, giochi, possibilità di contatto tra i diversi utenti.
E come è noto non tutti giocano pulito.
Il problema potrebbe non sussistere ma la cronaca ci ha abituati ad episodi sconcertanti nati da conflitti o semplice stupidà proprio in banalissimi e comuni siti internet e social network.
E’ indubbio il potere di quest’ultimi, sono a decine le persone che si sono conosciute, incontrate, ritrovate, innamorate, sposate, lasciate e così via grazie a questi spregiudicati luoghi fantastici.
Ho sentito decine di persone trincerarsi dietro scuse astruse e poco comprensibili al mio chiedere schietto dove nasce in loro il bisogno di dipingersi per ciò che non sono nella vita “vera”, molti alzano le spalle e abbozzano farfuglianti discorsi senza capo né coda.
Ciò che ho capito è che sono moltissime le persone che dipingono ad arte la propria personalità con la speranza di rendersi più interessanti, più belli, più intriganti. Ma questi castelli reggono all’usura del tempo?
Perché sapete quante volte mi è successo di sgamare ( perdonate la mia romanità latente) personcine apparentemente verissime e squisite che nascondevano non un fantasma nell’armadio ma un vero e proprio cimitero di bugie e finzioni e tutto con un bel sorrisone effetto botox.
Insomma nessuno vieta a chicchesia di indorare la pillola se proprio si è così stufi, vergognosi e bisognosi di rendersi migliori agli occhi altrui ma da qui a reinventarsi completamente ce ne corre.
La nostra società ci impone dei modelli talvolta irraggiungibili per i comuni mortali e per tutti coloro non dispongano di un budget illimitato e questo è indubbio e capisco anche che alcuni sapendo di non poter raggiungere quegli ideali nella vita vera sognino di trasformarsi dalla mattina alla sera in aitanti cavalieri e fascinose donzelle, ma questo sottolinea ancor più quanto il bombardamento dei media abbia annichilito la volontà e reso tutti piccole e inquadrate marionette senza personalità che cercano con ogni mezzo di essere apprezzati ed invidiati da chi incontrano nella loro strada. Farlo dietro uno schermo è più semplice, lo capirebbe anche un babbuino, ma vorrei davvero che queste persone mi spiegassero cosa gli torna indietro, cosa ottengono comportandosi così.
Questi soggetti pensano alle possibili conseguenze che i loro comportamenti producono sugli altri? Direi proprio di no, ma dovrebbero.
Sarebbe essenziale un rapido, seppur profondo, esame di coscienza.
Le persone che vengono a contatto con bugiardi indifferenti alla sensibilità altrui spesso soffrono irrimediabilmente a causa di quelle che sembrano piccole menzogne senza troppo peso. Anche perché capita sempre più sovente che i falsi cavalieri e donzelle di cui sopra, a lungo andare, in conseguenza della sbadataggine e del voler rincarare la dose, diano di se versioni diverse con la stessa facilità con cui si cambiano le mutande al mattino.
E così ci si ritrova a parlare con uno che il giorno prima faceva il farmacista ed il giorno dopo fa l’ingegnere nucleare, lavora in una centrale alla Homer Simpson ma è situata proprio a due passi dal centro di Milano…Certo perché i geni della cazzata facile su internet mica lo sanno che in Italia non ci sono centrali attive!
Come capita di pensare di disquisire con 30enni prodighe e con una bella laurea appesa al muro, convinti di cotanta cultura uno si inerpica in discorsi di alto spessore e le convinzioni crollano quando la dotta personcina spasima e brancola nel buio perché ha 15 anni in meno di quanto ha detto e non sa neppure di cosa le stai parlando…
A volte invece entrano in gioco i sentimenti e se con bugie e stupidaggini, inizialmente buttate li per rendersi più interessanti, si fa capitolare qualcuno, poi c’è da prendersi la responsabilità di un anima ferita, di un cuore infranto e ovviamente questo non viene compreso da chi gioca senza capire che a volte il gioco finisce in ben altro.
Di esempi così ce ne sono a iosa.. mi son capitate persone che si sono inventate di tutto, lavori di ogni sorta, figli a carico, fidanzati o mogli gelose e dispotiche ma il peggio sono gli idioti che si inventano malattie di cui mio malgrado io conosco bene le conseguenze e che loro, per immensa fortuna, non sanno neppure come son fatte. Le corde che vengono toccate a volte vibrano con maggiore profondità e sono questi i casi in cui i mentitori incalliti non si accorgono che stanno ferendo irrimediabilmente chi gli sta davanti, è indifferente se c’è uno schermo che divide.
Il mio intento è proprio questo..magari qualcuno leggendo queste mie considerazioni capirà che le persone hanno sentimenti e non vederle materialmente non le spoglia di questa particolarità propria di ogni essere vivente.

rEB.

sabato 18 maggio 2013

Le verità ipotetiche

Come spesso accade i miei articoli nascono da emozioni, stati d'animo, esperienze di vita, ricordi che riaffiorano con la forza di una tempesta, in essi io riverso parte di me, esalto mie impressioni, le rendo condivisione.
Siamo italiani e se non ci fosse chiaro siamo la generazione dell'indolenza, del non avere, del troppo volere.
Queste sono le etichette che ci sono state affibbiate, questa la presentazione pre-curriculum che il nostro stato fa di noi.
Ed in parte la colpa di ciò è nostra, noi ci siamo lasciati etichettare, noi lo permettiamo ogni giorno e nessun mea culpa sarà mai abbastanza incisivo per discolpare cotanta macchia.
Mi guardo intorno e le domande mi salgono su, su, fino a rumoreggiarmi serpeggiando lungo la trachea, li si fermano consapevoli che nessuno sarà pronto a raccogliere. Alla gola si fermano accavallandosi l'una all'altra, nervose.
Siamo giovani o meglio ci sentiamo giovani, la pretesa é dottrina insita nel DNA.
La borsa firmata fa cool, le scarpe giuste sono un'esigenza primaria, il jeans uno status symbol. Esigenze, indispensabili. Ci trinceriamo dietro scuse astruse per averle, pretendiamo.
Ed in parte ciò risponde a convinzioni di società così tanto radicate da sembrarci reali.
Da ragazzini se non si hanno i vestiti, le scarpe, il giubbotto, lo zaino giusti, non si entra a far parte di nessun gruppo, al massimo si è il sempliciotto, lo sfigato di turno.
Così continua ad essere da adolescenti e si vedono greggi di liceali con la kefiah , branchi di ragazzotti con la le stesse identiche Nike, All Stars, Adidas..
Eh si..perché la moda del gruppo cambia in funzione di esso e del luogo, della latitudine, del centralismo che l'X individuo si trova a vivere.
Quindi se si vuol far parte del tanto agognato gruppo bisogna essere giusti per esso, se non si è pronti al ”greggiaggio” non conviene disperare, l’etichetta ce la mettono su istantaneamente lo stesso!
E voi penserete che questo vale solo per i ragazzetti, per adolescenti poco convinti e svogliati, indolenti appunto, ma no, nella società italica vale anche se hai 40 anni e non convieni con la logica morale del buon gusto… tanto che abbiamo chi in tv ci dice che non possiamo mica metterci una gonna troppo corta alle 4 del pomeriggio, ne le open toe con i collant scuri alle nozze della cugina del nipote del cognato, il bianco? Mai in total look che se no fa gelataio!
Dobbiamo tutti conformarci, uniformarci, se lo facciamo a 16 anni siamo da gregge, se non lo facciamo a 35 siamo anticonformisti..
Ed io continuo dopo questo escursus a chiedermi perché non possiamo semplicemente essere noi stessi, perche dobbiamo essere etichettati, o siamo pecore, o ammutinati, o sbandati o troppo giusti ma mai noi stessi, mai riconosciuti per le persone che siamo.
E questo vale ad ogni età, vale, in maniera diversa, questo è certo, ma per ogni condizione sociale, educazione ricevuta, persone frequentate.
Per carattere detesto essere incasellata, detesto, dovere a forza, far porte di qualcosa e detesto chi si riempe la bocca di critiche per il semplice fatto che è molto più semplice parlare a vanvera che far valere la propria idea a costo di qualsivoglia conseguenza.
Perché siamo tanto ammaestrati da dover assoggettarci a qualunque codice che ci viene impartito ed imposto?
No, io sono io, la mia personalità è frutto di milioni di cose avvenute e pagare o fruite sulla mia pelle e sul mio sangue, di sorrisi e lacrime, di esaltazione, gioia, dolori, infelicità, destabilizzazione, disgusto, noia, vittorie, amori, delusioni..
Tutto questo significa :avere personalità. Il difficile sta nel saperla mantenere inalterata, sapendo, al bisogno o nell’esigenza, mutarne alcuni aspetti, quando essi ci appaiano troppo spocchiosi, sbagliati, lesivi della personalità altrui.
Siamo essere umani, imperfetti per antonomasia, ma siamo unici e questo è indiscutibile, tentiamo di rimanere tali.


Rebecca.

domenica 14 aprile 2013

Il potere dell'ironia

Sono, per carattere, una persona estremamente schietta e mi accade sovente di dire esattamente ciò che penso e se non mi fermassi a riflettere sul modo migliore di affrontare un determinato argomento o una determinata persona farei veri disastri più frequentemente di quanto non mi capiti in realtà.
Le parole, che enorme patrimonio ha questa umanità dolente ed indolente che mai si accontenta di dire senza causar troppo danno.
Ciò che ho imparato è che ci sono mille modi per dire la medesima cosa, ma le parole che scegliamo spesso cambiano e rovesciamo ciò che l'ascoltatore percepisce.
Questa considerazione vale per ogni sfaccettatura del parlato, e, haimè, ammetto, candidamente ammetto, che mai mi son divertita con tanto gusto come quando seriosissimamente affronto un argomentazione che mi sta a cuore o che mi fa palpitare di indignazione proprio con il suscitatore di  tali sentimenti!
Questi astrusi pensieri hanno stasera trovato conferma, tra il mio riso divertito, in una poesia del grande Trilussa, magistralmente enunciata da Andrea Bocelli.

Una grande persona mi ha detto, a tal proposito, una verità indubbia: Il potere e l'intelligenza dell'ironia sono solo per i grandi.


mercoledì 10 aprile 2013

Atavica notte


Il sole tra qualche ora sorgerà, questa notte senza luna sta conoscendo faticosamente la sua fine, non che io non ami la notte, tutt'altro, la mia vita è un continuo susseguirsi di notti insonni per scelta.
I giorni cadenzano, lenti, con il loro ritmato gocciolio l'estasi intima delle mie notti, notti nelle quali scorgo anfratti d'anima ancora ignoti e con perizia e pudore mi appresto a entrare in comunione con essi senza nulla chiedere e nulla pretendere.
La notte, nel silenzio, o meglio, nel brusio composito del silenzio che si discerne dinnanzi a me ed in me trova forza per mostrarsi nella sua interezza, nella sua bellezza nitida e oscura, io vivo appieno e respiro l'aria come se fosse la più pura e lieve di questo mondo e dell'altro.
Gli occhi si socchiudono pretendendo da me il tempo per potersi abituare all'oscurità, a ciò che solitamente ci impediamo di vedere accecati da infinite fonti di luce.
Accetto questo tacito accordo, conscia che questi pochi attimi di annientamento ben presto verranno ripagati.
E così è, ora ciò che mi circonda è sotto la mia padronanza non solo visiva ma anche tattile ed olfattiva, ne sento persino il sapore posato sulle mie labbra, nettare dolce quanto le lacrime di un Dio; sono pienamente consapevole di me stessa come in poche altre circostanze mi accade.
L'oscurità che tanto temevo, un tempo, ora mi avvolge, fasciandomi e nutrendomi come un grembo potrebbe fare con una neutra creatura.
Mi perdo e perdendomi ritrovo ogni molecola del mio essere, ogni mio più sconosciuto atomo ed in un attimo si srotola dinnanzi a me la doppia elica del mio DNA, delirante, ma così sentitamente pieno e vivo da farmi rabbrividire.
Le ataviche sensibilità dei miei avi si presentano una ad una, dapprima in una patinata foschia per poi farsi vivide e accese nell'aura che la luna invisibile dietro alle mie iridi è capace di percepire.
Scivolano su di me senza impedimenti, portate dalla coscienza di ciò che ho sempre creduto di sapere senza avere piena consapevolezza, bevo a lunghe sorsate vecchie rabbie ed antiche gioie, infelicità, dolori, amori, disonori, prodezze e gaia sfacciataggine e ricompongo in quell'elaborato tramestio ogni mia particolarità, fieramente.
Il sangue prende a pulsarmi nelle vene, le tempie ora martellano dolcemente come a volermi far
notare la loro perenne presenza.
Il sangue refluisce, poi ripercorre il suo corso, sembra perpetuo, immutevole, ma io ne sento ogni minima variazione.
L'intensità cresce e spalancando la finestra mi nutro di questa notte, ed in essa spalanco gli occhi dinnanzi a questa visione che ricerco e vivo.
Parlo a me stessa, non capita sovente, ma nella quotidianità della vita in chiaroscuro esistono sere in cui io anelo ancor più intensamente l'oscurità di questa setosa madre.

sabato 30 marzo 2013

C'è un tempo per tutte le cose







Un tempo per nascere, un tempo per morire.
Un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta.
Un tempo per uccidere, un tempo per guarire.
Un tempo per distruggere, un tempo per costruire.
Un tempo per piangere, un tempo per ridere.
Un tempo per gemere, un tempo per ballare.
Un tempo per scagliare pietre, un tempo per raccogliere sassi
Un tempo per abbracciare, un tempo per separarsi.
Un tempo per cercare, un tempo per perdere.
Un tempo per conservare, un tempo per gettare via.
Un tempo per strappare, un tempo per ricucire.
Un tempo per tacere, un tempo per parlare.
Un tempo per amare, un tempo per odiare.
Un tempo per la guerra, un tempo per la pace.

Paulo Coelho










Oggi mi son dilettata a fare la fotografa, a volte l'ispirazione ti coglie e anche se vien fuori un disastro non puoi rinunciare a farla scaturire e invaderti le vene..

lunedì 25 marzo 2013

Estreme Sinergie -atto tre-


Eva si bagnò le labbra e continuando a masturbarlo lentamente aggiunse alla proprio mano le calde lebbra..
La sua bocca si sciolse accogliendolo dolcemente e la lingua vellicò il glande con maestria che non sapeva appartenerle…
Marco ne fu sopraffatto ma ora che la sentiva così cedevole ne approfittò e la sua mano percorse le cosce sode di Eva e si fece strada senza fatica, strappò con un colpo secco il perizoma ma lei continuò imperturbabile senza smettere un solo istante di saggiarlo con la lingua, le labbra, il viso tutto…
Marco sfiorò la pelle morbida, con delicatezza, le sue dita esperte sapevano bene come muoversi, scese piano tra le labbra fino a raggiungere l’anello, giocò un poco ruotandolo ripetutamente..
Eva si interruppe un solo istante accomodandosi meglio a sedere sul letto, Marco ne approfittò per estrarre la prima delle sei palline.
Fu pazzesco, Eva rovesciò la testa ansimando forte, era talmente vicina al baratro dell'orgasmo che gli sarebbe bastato sfiorarla appena per farla venire, soppesò l'idea decidendo di trattenerla ancora sull'orlo del precipizio.
La strinse tra le braccia, poi dolcemente e posandole sul viso baci leggeri l’adagiò tra le lenzuola .
La guardò, era sensuale e bellissima.. iniziò ad accarezzarle le gambe salendo su fino all’inguine, la sua pelle era liscissima e calda, poggiò le mani sull'interno coscia e con fermezza le dischiuse.
Eva si sentì completamente persa, per un brevissimo istante pensò di serrare le gambe presa da un subitaneo moto di vergogna, ma sapeva che lui non glielo avrebbe permesso, si lasciò trasportare nuovamente in quel limbo dei sensi nell'istante in cui Marcò affondò il viso tra le sue cosce. 
La pelle setosa e vellutata accolse le sue attenzioni, Eva ansimò mentre la lingua dell’uomo scivolava esperta tra le labbra dischiudendole fino a lambire il clitoride.
Eva si abbandonò completamente rapita dalle sensazioni inedite che lui era capace di farle provare.
Lui continuò senza fretta alcuna portandola più volte verso l’abisso ma trattenendola ogni volta un’istante prima di lasciarla cadere... era stremata, presa da una febbre che le faceva ribollire l’anima, i seni duri e sodi palpitavano sotto i suoi respiri brevi e affannosi, il viso arrossato, le labbra piene che martorizzava mordendole nel vano tentativo di trattenere i propri gemiti e quel peso ben noto al basso ventre che ormai era diventato insostenibile e la liquefaceva dall’interno.
Marco alzò lo sguardo gustandosi questa splendida visione, la carica di erotismo che ella emanava aleggiava impregnando ogni atomo.
Afferrò l’anello delle palline e prese a ruotarle strappandole un basso mugolio che si trasformò in gemiti, aumentò il ritmo e la pressione che le sue labbra e la sua lingua esercitavano e quando la sentì pronta a gettarsi anima e corpo nel precipizio sfilò senza indugi le sfere con un movimento rapido e fluido.
L’orgasmo esplose liberandola dalla frenesia dei sensi, urlò incapace di trattenersi, lacerata dalla moltitudine delle sensazioni che pervadevano la sua mente ed il suo corpo scosso da interminabili sussulti seguì l’onda farneticante di ogni singola contrazione. Percepiva ogni cosa amplificata, il peso a lei ben noto era ora un balsamo e lei sospesa nel tutto e nel nulla, mezzo e cassa di risonanza.
Marcò gustò ogni suo sussulto, ogni respiro, ogni fremito, poi la baciò sulla fronte, dandole il tempo di riprendere coscienza di se. 
Lei gli sorrise grata, desiderava solo che la prendesse carnalmente, che la facesse completamente sua, voleva farlo godere ripagandolo di ogni estatica sensazione che lui le aveva donato, voleva che facesse l’amore con lei e glielo disse con un filo di voce guardandolo supplichevole negli occhi.
In tutta risposta lui le poggiò un tenero bacio sulle labbra e perentorio le intimò di girarsi, voleva che continuasse ad essere ubbidiente e pazientasse.
Eva le fissò per un lungo istante, si sentiva una bimba sciocca che viene redarguita ma incapace di disubbidire si girò donandogli uno spettacolo che Marco sognava fin dal loro primo incontro.
Aveva un sedere alto, tondo e sodo dal quale partivano lunghe gambe affusolate, Marco si sporse dal letto e raccolse la spessa cintura di cuoio con la quale le bloccò i polsi alla testiera del letto. Eva tentò di divincolarsi ma cedette quando lo sentì sporsi nuovamente ed estrarre qualcosa dal comodino.
Iniziò a massaggiarle le spalle scendendo lento lungo la schiena e non lesinandole nel mentre baci sul collo. 
Eva sentiva il suo respiro caldo, e smorzata la rabbia che le aveva acceso l’animo qualche istante prima si convinse ad esaudire ogni suo capriccio.
Marcò disegnò piccoli cerchi concentrici scendendo lungo la spina dorsale e facendola rabbrividire intensamente, le posò le mani sui lombi poggiandole il pene eretto tra le cosce, ma fu solo un fugace momento in cui lei pregò che la penetrasse, subito lo sentì ritrarsi e le forti mani presero a palparle i glutei avidamente.
Una mano scese ad accarezzarla rinnovandole le sensazioni che l’orgasmo le aveva lasciato sulle membra esauste, Marco sapeva come far vibrare ogni sua corda e senza esitare fece scivolare le dita in quello scrigno umido e caldo sentendola gemere e contorcersi all’istante sulle lenzuola.
Prese a cadenzare quel ritmato andirivieni fino a sentirla già eccitata e bagnata poi l’altra mano scivolò tra i glutei carezzandola delicatamente.
Eva era ormai completamente sconvolta, lui ne approfittò per prendere le palline, le ultime erano di dimensioni inferiori e reputò che facessero al caso suo. Le portò alle labbra, serbavano ancora il suo sapore, le umettò con la lingua e poggiò la sfera più piccola sullo sfintere contratto, la sentì opporsi flebilmente. La sua voce ora si fece carezzevole mentre la rassicurava. Si aiutò con entrambe le mani ed inserì delicatamente la prima sfera.
Lei gemette forte, ma l’urlo pronto ad esplodere le morì in gola quando sentì il glande dell’uomo poggiarsi tra le sue labbra umide, sfiorarle il clitoride per poi trovare rapido la strada per colmarla completamente.
Rimase senza fiato, ogni molecola del suo corpo eccitata oltre il sopportabile, finalmente il suo desiderio principe era stato esaudito ed i loro corpi si fondevano l’uno nell’altra e lei non aveva più certezza alcuna di dove le sue carni, ormai portate all’estremo, terminassero e dove il caldo corpo muscoloso di lui avesse inizio…
Marco le passò il braccio sotto la vita sollevandola in ginocchio, capezzoli turgidi sfiorarono le coperte sensualmente.
Lui stando immobile dentro di lei osservò la flessuosa immagine riflessa nel vetro della finestra buia, i loro corpi erano in sintonia perfetta, guardandola approfittò per darle respiro , un solo istante prima di cogliere l’occasione… e la seconda sfera segui la prima facendo  gemere Eva di dolore e piacere.
Non capiva più nulla, tutto era estremo piacere ed eccitazione, tutto era sfumato e incorporeo pur essendo vividissimo.
Marco prese a martorizzarle i capezzoli, stringendoli tra le dita e palpando a piene mani quel seno grosso e sodo, Eva si protrasse ancor più verso di lui fino a sentire le sue natiche poggiare sul pube, la fame di lui era divenuta ora insaziabile.
Fu allora che Marco iniziò a muoversi cadenzando i movimenti, dapprima senza fretta anche se ogni affondo gli costava un enorme sforzo per trattenere in se quel rimestio caldo che lo divorava dall’interno..
Tentando di non perdersi completamente ma succube insaziabile delle infinite sensazioni, intrecciò un istante le sue dita a quelle della ragazza che si voltò a guardarlo divorandolo con mille  brividi infuocati.
Insieme furono scagliati insieme in una danza tribale, lui l’accarezzava sollecitando ora i seni, ora muovendo le palline che lo eccitavano follemente alla sola loro vista, i glutei cozzavano contro il suo pube ad ogni affondo e sapeva che Eva sentiva ogni volta le sfere ridondare forte sotto i movimenti secchi.
Quelle palline erano solo un gioco, una provocazione estrema per farla capitolare, renderla lasciava ed arrendevole al bisogno ma ora erano un prolungamento di lui, delle sue dita forti e decise, della sua lingua e del suo membro, ora erano solo un mezzo per acuire il piacere che lui era in grado di darle, voleva che impazzisse, che fosse pregna fino all’eccesso di sensazioni farneticanti quando infine si sarebbe staccato da lei.
Voleva una donna senza freni inibitori, pronta a darsi fiera al piacere e lei era stata così, bella ed altera quanto cedevole al pari di burro fuso da una lama tagliente.. Al solo pensiero Marco non resistette e le sfere mancanti si aggiunsero alle prime. Eva urlò poi prese ad incitarlo, incalzandolo con movimenti ondulatori del bacino, era nuovamente al limite, nuovamente trasportata di peso da lui in terre sconosciute, nuovamente incapace di controllare alcunchè, il suo corpo, i suoi respiri, le sue parole, tutto di lei era fuori dal suo controllo, lei si sentiva spettatrice di se stessa ed insieme protagonista discinta.
Cadenzò colpi lenti e allo stesso modo fece entrare ed uscire le sei palline, Eva ora non si ritraeva, ne godeva senza ritegno, vederla tanto lasciva e così offerta a lui lo fece impazzire.
Non sopportò oltre, aumentò il ritmo già serrato pronto a godere e farla godere, liberò con un sol movimento lento seppur deciso le sfere facendola urlare di piacere e velocemente le si arpionò ai fianchi e con una spinta profonda e lacerante riversò tutta la cocente passione in quel corpo palpitante che l’accolse insaziabile e si riverberò su di lui con la stessa furia inusitata nello stesso istante. 
L’orgasmo che li colse fu dirompente, perdurò, lasciandoli beccheggiare in quei flutti eterogenei nei quali rari brillavano attimi di lucidità, subito sopiti da una nuova ondata che sopraffaceva ogni cosa istantaneamente.
Il tempo si dilatò a dismisura, i loro corpi caldi, sudati, ansanti si strinsero in un intricato intreccio dei sensi e degli arti che lentamente tornarono a rilassarsi.
Eva poggiò il viso sull’ampio petto e posò decine di piccoli baci a fior di labbra sulla pelle salata facendolo rabbrividire, la strinse ancor più a se, cullandola con la sua voce calda, suadente, aveva perso ogni accenno di durezza, non più impostata o rigida giungeva fin dentro l’anima della giovane donna curandone ogni arcana ferita.
Parlava sottovoce accarezzandole il viso, la tempia, lei di rimando nascose il viso sull’incavo del suo collo sentendo sulla guancia la barba ruvida. Si abbandonò ancor più a lui sentendosi cedere sotto il peso della stanchezza, lui le carezzò la nuca giocando con le ciocche che le ricadevano disordinate sul viso e attese che Morfeo la sollevasse benevolo dal peso delle ore appena trascorse.
Si addormentò esausto dopo averla a lungo sentita respirare serena, il soffio caldo del suo respiro sul suo collo.
L’alba li colse riversi una sull’altro, caldi corpi esausti che il persistente contatto placava e rigenerava.
Fu Marco a svegliarsi per primo, si sciolse cauto dall’abbraccio scivolando fuori dal letto, raccolse gli indumenti sparsi per la stanza poggiandoli con cura poi cercò il telefono e si diresse in bagno chiudendo con accortezza estrema la porta alle proprie spalle.
Si fece la doccia, si premurò di sentire la segreteria e lasciare un paio di messaggi importanti poi tornò in camera, la piccola scatola presa dalla giacca stretta in mano, si lasciò cadere nella poltrona d’angolo.
Dalla sua posizione poteva scorgere bene il viso della ragazza, le lunghe ciglia posate sulle palpebre che si muovevano impercettibilmente seguendo  gli ultimi fili conduttori di un qualche sogno che lui ignorava. La bocca semiaperta  appariva quasi imbronciata, le dava un aria ingenua e fanciullesca.
I capelli, ora illuminati dai primi raggi di sole che tenue filtrava dalle ampie finestre, mostravano con carattere i bei riflessi ramati.
Abbandonata tra le lenzuola disfatte, inerme, indifesa, il suo seno si sollevava e abbassava ritmicamente ad ogni respiro e lui ne avrebbe potuto contare a dozzine ipnotizzato com’ero da quella vista.
Eva impiegò qualche secondo prima di scrollarsi di dosso gli ultimi rimasugli dell’incoscienza notturna ma serrò volontariamente gli occhi, sprofondando il viso tra i cuscini.
Era certa di essere sola, sentiva il suo odore, ma non così accentuato come quando lo aveva vicino e poteva apprezzarne ogni nota speziata, lo percepiva nella stanza, nelle lenzuola e soprattutto su se stessa.
Il terrore arcano, quel senso di abbandono che aveva sempre provato ogni qualvolta nella vita aveva amato o si era semplicemente affezionata a qualcuno, la colpì con la stessa veemenza di uno schiaffo in pieno volto.
Fin da quel messaggio apparso nel display del suo cellulare, fin dalla consapevole scelta di andare a Firenze, di incontrarlo, vederlo, toccarlo, essere sua, aveva tentato, seppur  senza successo, di scacciare quel pensiero fastidioso.
Sapeva che se lo avesse permesso quel pensiero semplice e decostruito che si affacciava insistente alla sua mente sarebbe diventato presto pura paura, l’avrebbe ossessionata e resa insicura .. e così l’aveva scacciato, chiuso nel fondo buio dei pensieri che non si devono fare e l’aveva annullato godendosi l’attimo.
Vivide le immagini della notte appena trascorsa presero a vorticarle davanti in un caleidoscopio di sensazioni forti da non essere catalogabili, di suoni, immagini vivide e ricche di particolari che le si ripresentarono con dovizia certosina.
Le lacrime scesero calde a rigarle il volto disperdendosi nel tessuto del cuscino.. quei cuscini, quelle coperte che poche ore prime aveva visto estremo il piacere raccoglievano ora quel pianto liberatorio e senza freni.
Fu un pianto silenzioso, senza singhiozzi o isterismi, muto e agonizzante, sapeva che da Marco altro non avrebbe avuto che quella notte di passione che l’aveva cambiata per sempre. L’aveva sempre saputo ma allo stesso tempo aveva sperato che il duro ed inflessibile uomo ne celasse un altro, dolce, incline a lasciarsi trasportare da sentimenti caldi e ristoratori.. Invece ora sapeva che quando avrebbe aperto occhi le si sarebbe parata davanti una camera vuota, e la musica che si accorse solo allora, continuava in un sussurro, avrebbe fatto da unico contraltare alla sua bruciante sconfitta.
Si schiarì la gola respirando profondamente quando sentì la mano poggiarsi sulla sua spalla, seguita dal materasso che cedette un poco sotto il peso dell’uomo. Restò immobile, lui con fermezza le voltò il viso e lei fu costretta ad aprire gli occhi.
“ Eva, amore mio, è stato tutto così terribile per te da farti piangere? Vieni qui, abbracciami”
Era sconvolta, le certezze, quel senso di solitudine e abbandono che l’aveva lacerata intimamente negli ultimi minuti erano stati spazzati via come un brusco risveglio fa con un sogno agghiacciante. Eva Gli gettò le braccia al collo donandogli uno dei suoi inebrianti sorrisi.
Provo a spiegarsi, provo a parlare, voleva dirgli le sensazioni, le paure che avevano reso quel risveglio tumultuoso ma lui la zittì con un bacio profondo e appassionato.
Lui sapeva già tutto e quando si staccò malvolentieri dalle sue labbra infuocate parlò guardandola nei occhi.
Fu un lungo discorso, Marco conosceva fin da principio le sue paure, l’aveva portata al limite e si era dipinto diverso da ciò che nell’animo sentiva per una sua antica animosità nei confronti delle donne. Voleva comprendere appieno se la Eva che aveva intravisto era come pensava la donna, amica ed amante che aveva a lungo desiderato.
Le delusioni e l’essersi sentito tradito non solo in quanto uomo ma come amante e compagno avevano fatto si che si fosse costruito un fitta muraglia fatta di narcisismo e convinzioni…ma era un fuoco fatuo e lei aveva messo pericolosamente  in pericolo la sua infrastruttura rendendolo vulnerabile. Era stato così fin da quella prima notte in chat, ma ammise malvolentieri, ammettendolo al contempo a se stesso, aveva provato per lei qualcosa di indefinibile fin da subito, ma era stato troppo chiuso nella sua corazza per poterlo esternare come avrebbe dovuto.
Lei lo baciò sul viso, sul mento, sulle labbra, era felice, si chiese per un istante se non fosse un sogno, un gioco meschino dei suoi desideri che più forti della ragione avevano preso il sopravvento ma il calore che sentiva per la sua vicinanza la convinsero che no, non poteva trattarsi altro che di una meravigliosa realtà…
Dopo i primi momenti nella mente di Eva si affollarono a decine domande a lei così familiari, i dubbi che l’avevano attanagliata in quei mesi ora spingevano per venir fuori, liberatori. Ma lui con pazienza prese a raccontargli ciò che conoscerla aveva significato per lui e l’infinità dei nodi che lei aveva posto a corona dei momenti che avevano fino ad allora condiviso furono da lui dipanati senza bisogno che lei chiedesse.
Era quasi mezzogiorno quando la lunga conversazione ebbe momentanea fine, ora sorridevano entrambi, raccontandosi fittamente paure e sentimenti.
Una nuova complicità si era aggiunta all’elettrizzante sinergia e la si sentiva palpabile.
L’osservatore attento ora avrebbe sorriso e  li avrebbe lasciati soli, compiaciuto avrebbe camminato lungo Ponte Vecchio, osservando l’Arno scivolare lento, fischiettando…
Marcò si alzò dal letto trascinandola con se, lei in piedi sulle coperte rideva forte facendogli il solletico, aveva addosso solo la camicia di lui, era bellissima, ma la sua bellezza era indipendente dalle curve del suo corpo o dal bel visino, era bella perché felice, e lui se ne compiacque, se lei lo era inevitabilmente lui si sentiva bene, appagato dal solo sentirla accanto a se..
Marco rise schivando la sua mano impertinente, poi l’ammonì fintamente serio :
“ Stai buona un attimo che ordino la colazione”.
Eva si stese sul letto, sospirò soddisfatta e chiuse gli occhi, lo sentì avvicinarsi, qualcosa di freddo le fu posato tra i seni, lo toccò con la punta delle dita prima di guardare di cosa si trattasse..
Velluto, si tirò a sedere stringendo la scatola nella mano, non sapeva cosa fare, era disorientata, lo guardò interrogativa ma lui la incitò ad aprirlo con uno sguardo inequivocabile..
Dentro la scatola elegante c’era una chiave..
Marco si sedette sul letto, la prese tra le braccia e lei seppe che non avrebbe voluto essere in altro posto se non tra quelle braccia forti, che la facevano finalmente sentire al sicuro, quell’uomo sapeva renderla donna, conosceva le sue debolezze, le sue insicurezze ma perdersi in lui la fortificava anziché indebolirla..
Era quello il suo posto.