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martedì 26 novembre 2013

Non un sol giorno ma sempre..




Chi mi conosce ben sa che odio fare le cose quando tutti le fanno, amo fare le cose quando sento di doverle fare.
Quindi alla mezzanotte del 25 Novembre, "Giornata nazionale contro la violenza sulle Donne", sento di poter scrivere poche righe, un pensiero, una frase e non perchè devo, non perchè la giornata lo impone, ma semplicemente perchè ogni giorno deve essere contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli uomini, sugli anziani, su qualsivoglia essere vivente.

Ogni giorno è il giorno contro la violenza 

Ogni giorno questa piaga sociale, mondiale, va combattuta in ogni modo possibile.
Per combattere servono i fatti, serve coraggio. 
Sono ancora troppe le persone che non denunciano una violenza per paura, timore, vergogna, ignoranza.
Non voglio ricadere nei soliti clichè, di stereotipi ne abbiam tutti la testa piena ma se parlarne allo sfinimento servisse a convincere anche solo una persona, una, credo che noi tutti di Rosso-Sahara saremmo concordi nel ripeterlo allo sfinimento.
Quindi, parole sempre, perchè la parola è fondamentale, ma anche fatti, tanti, questo è ciò che mi auspico.

martedì 12 novembre 2013

Non vedo, non sento e....



Italia: il popolo del non sento, non vedo e non parlo e se parlo, lo faccio solo quando posso sbraitare in tv e mostrarmi pronto alla santificazione. 

Ma è proprio così? 
Come tutti saprete in questi giorni non si fa altro che parlare di baby prostitute come se il mestiere più antico del mondo fosse stato scoperto dalle under 18 se non proprio ieri.. beh al massimo un paio di giorni fa, ma noto è che non è proprio così e fingere di non aver mai visto una sedicenne, italiana o meno poco importa, battere il marciapiede significa avere meno di grammo di cervello. 
Allora perché nelle reti televisive pubbliche e private italiane si dedicano giorni interi a fare sceneggiate napoletane su l’argomento?
Come avrete capito ho giusto un pelino di polemica da sputar fuori a mò di gatta arruffata che dopo averne sentite troppe ha bisogno di liberarsi di questa palla di ipocrisia.
Direte voi: non puoi evitare di guardare la tv? Beh in certi momenti, per questioni personali o di pace familiare non è possibile, inoltre arrivata ad un certo punto capire cosa la gente è disposta a dire per 50 secondi di primo piano nell’ennesimo contenitore mono-tono domenicale è paragonabile ad impiegarsi in un approfondito studio sulle dinamiche intelligenza-demenza.
Ciò che mi sconvolge delle chiacchiere che sento in ogni singolo canale televisivo negli ultimi giorni è la finzione, lo sbigottimento, i visi inorriditi di pudiche signore, e signori, della politica, dello spettacolo, di associazioni e non per ultimo di, santi e timorati di Dio, uomini di chiesa.
Ora non ho nessuna intenzione di fare di tutta un erba un fascio ma è mai possibile che nel 2013 saltiamo su dalle sedie se un caso, simile a mille altri casi, balza agli onori della cronaca? E se invece di saltare cambiassimo un pochino le cose in questo nostro Stato che a mio modesto avviso patisce il coinquilino Chiesa e per non indispettirlo troppo spesso non prende le giuste decisioni?
Ora mi rivolterò contro orde urlanti di persone che hanno ben capito dovo voglio andare a parare e non condividono il mio pensiero ma io sono testarda per DNA quindi terminerò la mia riflessione e se qualcuno avrà da ridire parli pure e magari riusciremo a farne scaturire un pacato scambio di punti di vista.

Se la ben nota Legge Merlin che ha decretato la chiusura delle case di tolleranza non fosse mai stata resa legge in Italia avremmo un panorama molto diverso.
La prostituzione, così come avviene in molti stati europei, sarebbe regolamentata e tale regolamentazione avrebbe potuto portare ad ottimi frutti.
Innanzitutto non ci sarebbero meretrici ad ogni angolo di strada, non ci sarebbero parcheggi di pagine (come cantava il mio amato Masini) dove i guardoni sgomitano per un posto in prima fila, non ci sarebbero, o ce ne sarebbero sicuramente meno, donne sfruttate, non ci sarebbe stato e non continuerebbe ad esserci l’incremento della diffusione delle malattie veneree, la prostituzione in quanto scambio tra due parti potrebbe essere tassata, potendo così diminuire il carico fiscale sui cittadini italiani.
Ma in Italia, nella culla della cultura, nell’antica patria potremo mai noi chiedere tanto?
No, è ovvio, non potremo mai pretendere di avere la regolamentazione della prostituzione e la riapertura delle case di tolleranza, così come la legalizzazione delle droghe leggere e tante piccole e grandi altre cose che fanno inorridire i benpensanti.
Gli stessi che senza saperlo sono potenziali madri e padri di ragazzine che escono in jeans e si infilano in discoteca minigonna e tacchi, di adolescenti che fumano spinelli con aria vissuta e bevono senza posa giusto per darsi un tono.
Sono cresciuta in una regione considerata tranquilla del centro Italia che tra le sue colline verdi e i suoi Santi conosciuti in tutto il mondo cela una delle prime discoteche di tendenza della nostra penisola e uno dei più grandi ed impensabili cartelli dello spaccio di stupefacenti e ne ho viste tante.
L’educazione impartita dalla famiglia è il primo e basilare mattone per una crescita senza scossoni, i valori sono da ricercare ed osannare, inculcare e custodire, sono stata fortunata, vengo da una buona famiglia con principi forti e non ho mai fatto cazzate, perdonatemi il termine, ma sapete quante ragazzine di ricche famiglie, viziate e tenute sotto la campana di vetro da mamme chiocce ho visto capitolare dietro la prospettiva di una bella vacanza o una borsa firmata?
Questo mi ha fatto credere che la famiglia è si fondamentale ma non è tutto. 
Si possono avere i migliori genitori del mondo ma se si è una mela marcia quella si rimane, al contrario anche la famiglia più sbandata può nascondere al suo interno un figlio o una figlia morigerata che crescerà credendo fortemente nei valori basilari della società civile.
Quindi le baby prostitute indignano anche me ma non sopporto tutto il chiosare ed il fingersi sconvolti da qualcosa che solo se si cammina per le strade ad occhi chiusi si può fingere di non vedere. 
La televisione è un fortissimo mezzo di comunicazione ma dovrebbe servire a comunicare appunto, a far riflettere, mentre io vedo solo uno sgomitare compulsivo e un urlarsi addosso sperando nel primo piano mentre si mostra lo sguardo più dispiaciuto, allucinato, sconvolto, paralizzato, a seconda del momento, per la tremenda sorte delle baby prostitute. Ovviamente a parlare son sempre i soliti, gente dei diversi schieramenti politici che per partito preso azzanna l'ospite affianco senza neanche curarsi di ascoltarlo e donne note e meno note del mondo dello spettacolo; tra loro anche quelle che hanno immancabilmente vuoti di memoria e non ricordano che magari a 14 o 16 anni, anche se non si prostituivano, di favori da uomini ne hanno accettati per essere ora su quella seggiola. 
Tutti a dire quanto schifo faccia vedere certe scene, ma il web è pieno di erotismo e pornografia, ed anche le due ragazzuole di cui sopra hanno fatto il loro esordio tra discoteche capitoline e web, che i salumieri abbiano finito in questi giorni le fette di prosciutto che bendavano gli occhi dei suddetti ospiti televisivi?
Non ho 90 anni, sono stata un’adolescente solo una manciata di anni fa e non credo minimamente che le ragazzine di cui tutta Italia parla siano state in alcun modo costrette, incoraggiate probabilmente si, ma nessuno puntava loro un mitra alla testa mentre avevano rapporti sessuali in cambio di svariate centinaia di euro. Ineducate e sciocche, stupide e senza guida? Probabilmente si, ma intelligenti quanto basta per capire appieno cosa stavano facendo e per loro stessa ammissione vivevano la cosa come un lavoro, un vero e proprio lavoro in cui “affittavano” il proprio corpo ad “affittuari” che sono senza dubbio da condannare, ma non sono “bambine”, come una certa signora della tv le ha chiamate, perchè le bambine sfruttate e rese schiave della prostituzione sono altre, ad esempio, giusto per citarne uno, le bimbe Thailandesi, vendute dalle loro stesse famiglie, che a 6, 7, 8 anni vengono trattate come cane da macello dai turisti del sesso, tra i quali centinaia di italiani ogni anno ( anche questo ovviamente i benpensanti fingono di non sapere).

Ma le ragazze romane non sono bambine soggiogate e costrette ed a loro cosa facciamo ora? Gli diamo un'amorevole pacca sulla spalle e le lasciamo andare? Le facciamo seguire per qualche mese da psicologi ed assistenti sociali? 
Dove le ritroveremo secondo voi tra un anno? Io non voglio pensare che abbiano un destino segnato, io spero che capiscano e si godano la loro età, perchè gli anni passano e non tornano, ma non riesco a scacciare dalla mente l’idea che abbiano la convinzione di non aver commesso un errore nel vendere il loro corpo.
I genitori che hanno a che fare con figli difficili vanno aiutati e supportati, ma se la famiglia non c'è o è carica di manchevolezze non dovrebbe essere la società a farsi carico dei minori? La scuola, gli insegnanti, dov'erano? Possibile che non si fossero accorti di nulla? 
Quindi di responsabili ce ne sono a iosa, non ultimi i clienti.
Per quanto riguarda gli uomini che hanno avuti rapporti con loro e tutti quei uomini che ogni anno in Italia fruiscono della carne di esseri umani, perché la prostituzione non è solo al femminile, beh continuo a pensare che se le case di tolleranza venissero riaperte e ci fossero controlli appropriati, situazioni igenico-sanitarie rigorosamente monitorate e luoghi preposti, tanti padri di famiglia ci penserebbero due volte prima di rischiare di incontrare lì il suocero, il cognato o il figlio… , magra consolazione? Forse si, ma sono convinta che se le donne che si prostituiscono potessero farlo in sicurezza non ci penserebbero due volte a scegliere la situazione più sicura e una pulizia a tappeto delle strade smantellerebbe traffici e ricatti dove vi sono.
In fondo tentare non costerebbe nulla..o meglio dovremmo semplicemente scegliere di indispettire a vita il Coinquilino.
Ribadisco in ultimo un concetto che non voglio assolutamente passi in modo sbagliato:
l'abuso, la costrizione, la violenza sono sempre e ribadisco sempre da condannare, auspicabile è prevenire ogni forma di coercizione e di violenza, ogni stato dovrebbe impegnarsi a difendere ogni cittadino in modo ineccepibile. 
Chi commette tali crimini va punito severamente, senza sconti, senza deroghe, in maniera ancor più incisiva quando si parla di minori.
Ma va fatta a monte una distinzione tra volontà e costrizione, è l'unico punto in cui continuerò ad insistere sempre e comunque.
Ci sarebbero molte altre cose da dire, tante altre responsabilità da attribuire, in fondo siamo figli del consumismo, dello smodato uso del progresso, dell'apparire e sempre meno spesso dell'essere..ma questa è tutta un altra storia...

Reb.

mercoledì 6 novembre 2013

Guarda un pò dove ci imbatte per caso una sera...


Ieri mia sorella ascoltava una parodia su youtube, sul momento pensavo alla solita presa in giro piena di parolacce che lascia il tempo che trova, ma il testo era assolutamente orecchiabile e la presa sul tempo era ottima quindi le ho chiesto di rimetterla da capo e ho ascoltato bene il testo.Una sorpresa, ed ora vi spiego perchè.
Il ragazzo in questione è Micheal Righini, ed ora immagino alcuni di voi diranno: che scoperta pensi di aver fatto? mentre il mio amico Claudio penserà inorridito: Reb che diamine guardi e ascolti?
Ma torniamo a noi, io non lo conoscevo il ragazzuolo e mi ha molto colpita. Mi sono un pochino documentata ed ho scoperto che trattasi di un Youtuber molto quotato che in precedenza faceva parte di un trio scioltosi per il trasferimento di uno dei tre.
Comunque senza farla troppo lungo, ho guardato alcuni suoi video molto vecchi, di quando era parte dei Fuori di Testa e onestamente per essere una alla quale non fanno minimamente ridere i soliti comici idioti non posso dire che mi sia sbellicata sulla sedia, ma le ultime cose sono carine., alcune davvero molto carine!
Il suddetto ragazzo è' lo scenografo-regista-attore della serie web "Fuga dalla morte" che lo vede protagonista indiscusso e nella quale recita, a mio modestissimo avviso, davvero bene.
Ma il vero motivo per il quale ho iniziato a scrivere questo post era la canzone-parodia che ascoltava mia sorella quindi ve la posto qui di seguito.. e aggiungo che a me ha fatto impazzire con buona pace del mio Claudietto :P







Credo che ridendo e scherzando, e neppure tanto, abbia ben descritto la situazione politico-economica italiana..e di solito non è semplice trovare la vera attualità in una parodia.


Reb

martedì 22 ottobre 2013

Questa notte voglio solo dormire.



questa notte voglio solo dormire. se solo servisse a dimenticare... ma l'oblio è un privilegio che a me non è concesso.
i segni bruciano marchiati a fuoco sulla pelle. ogni graffio espande il mio deserto interiore e il deserto mi è necessario per sopravvivere.
son così vulnerabile che solo con il credere di non sentire posso tollerare il mio esistere.

lunedì 12 agosto 2013

Sorbetto all'anguria



Buongiorno! nonostante il caldo micidiale, oggi sono di buon umore : ) vana ormai la speranza di veder piovere anche qui.

Giunta ormai ad un buon grado di rassegnazione ............agosto ha dà passà............mentre ieri riordinavo casa ,l'attenzione mi è caduta su un' anguria enorme che troneggiava sul mio piano lavoro in cucina, meraviglioso frutto!
Per me è la regina dell'estate, una sua fetta bella fresca mette tutti di buon umore no?
pensandoci bene era da tempo che volevo preparare il sorbetto all'anguria , cosi ho cercato una ricetta che facesse al caso mio e l'ho preparato.................buonissimo , un fine pasto o una merenda fresca e golosa.
Che dite? solletica anche il vostro palato? ecco la ricetta............semplice semplicece semplice



Sorbetto all'anguria

Cocomero : 600 gr
Zucchero :130 gr
Acqua : 270 gr
il succo di 1 limone
1 albume d'uovo (circa 30 gr)


Preparazione

Per preparare il sorbetto all’anguria prendete 600 gr di polpa e togliere tutti i semi. Con l’aiuto di un mixer frullatela, passatela al setaccio e mettetela in una bacinella. Ora prepariamo lo sciroppo di zucchero mettendo sul fuoco un tegame con 270 gr d’acqua e 130 gr di zucchero,facciamolo sciogliere bene e portiamo a bollore x 5 min e spegniamolo e versiamolo in una bacinella per farlo raffreddare a temperatura ambiente. Mettete in frigorifero, per almeno mezz’ora, la polpa di anguria e lo sciroppo di zucchero, in modo che diventino ben freddi. Trascorso il tempo necessario spremete un limone con lo spremiagrumi e passare al setaccio il succo, per eliminare i semi . Uniamo alla polpa di anguria lo sciroppo di zucchero e il succo di limone. A questo punto montiamo a neve ben ferma l’albume di un uovo, aggiungiamolo alla polpa di anguria e amalgamiamo per bene con l'aiuto di una frusta, deve risultare un composto omogeneo . Versate il composto ben freddo nella gelatiera e lasciate mantecare fino ad ottenere un sorbetto cremoso (ci possono volere dai 20 ai 30 minuti).
Se non avete una gelatiera ponete il composto in una bacinella e mettetelo in freezer, ricordandovi ogni mezz’ora di romperlo con i rebbi di una forchetta, finché non otterrete la cremosità e la densità giusta del vostro sorbetto. Ci vorranno circa 3 ore...............fatemi sapere, un bacio


ricetta tratta da giallozafferano


martedì 16 luglio 2013

Le identità nascoste



Il titolo la dice lunga ma mi rendo conto che codesta frase: “le identità nascoste” possa nascondere, perdonatemi il gioco di parole, decine di significati chiari o presunti, quindi con il seguente sottotitolo spero di rendere più chiaro il mio intento:
Le identità nascoste: nascoste per pura responsabilità di costui che trincerandosi dietro a troppe cazzate non sa più quale sia l’identità vera ma soprattutto non sa più quale versione ha dato alle diverse persone alle quali ha raccontato la “sua” verità.


Non è ancora chiaro? Ora cercherò di far scemare le nebulose coltrine dei miei discorsi tentando di essere più lineare possibile.
L’avvento di internet, e lo sbocciare con esso di social network tra i più disparati, ha fatto si che ogni persona possa mantenere contatti con amici o familiari anche quando essi distano migliaia di chilometri (così com’anche avvertire l’amica che siamo sotto casa sua), ma al contempo ha aperto le porte di un mondo, che all’apparenza sembra semplice e senza rischi, ideale senza distinzioni per ogni genere di persona o personaggio.
I social nascono proprio con l’intento di far trovare persone che per ragioni logistiche, lavorative o personali,  non hanno la possibilità di stare in contatto continuo, facebook nell’idea del suo ideatore, ad esempio, doveva solo radunare un gruppetto di studenti di uno stesso collage.
Come è noto dalla loro comparsa ad oggi i social si sono evoluti in maniera strabiliante offrendo infine un infinità di servizi, giochi, possibilità di contatto tra i diversi utenti.
E come è noto non tutti giocano pulito.
Il problema potrebbe non sussistere ma la cronaca ci ha abituati ad episodi sconcertanti nati da conflitti o semplice stupidà proprio in banalissimi e comuni siti internet e social network.
E’ indubbio il potere di quest’ultimi, sono a decine le persone che si sono conosciute, incontrate, ritrovate, innamorate, sposate, lasciate e così via grazie a questi spregiudicati luoghi fantastici.
Ho sentito decine di persone trincerarsi dietro scuse astruse e poco comprensibili al mio chiedere schietto dove nasce in loro il bisogno di dipingersi per ciò che non sono nella vita “vera”, molti alzano le spalle e abbozzano farfuglianti discorsi senza capo né coda.
Ciò che ho capito è che sono moltissime le persone che dipingono ad arte la propria personalità con la speranza di rendersi più interessanti, più belli, più intriganti. Ma questi castelli reggono all’usura del tempo?
Perché sapete quante volte mi è successo di sgamare ( perdonate la mia romanità latente) personcine apparentemente verissime e squisite che nascondevano non un fantasma nell’armadio ma un vero e proprio cimitero di bugie e finzioni e tutto con un bel sorrisone effetto botox.
Insomma nessuno vieta a chicchesia di indorare la pillola se proprio si è così stufi, vergognosi e bisognosi di rendersi migliori agli occhi altrui ma da qui a reinventarsi completamente ce ne corre.
La nostra società ci impone dei modelli talvolta irraggiungibili per i comuni mortali e per tutti coloro non dispongano di un budget illimitato e questo è indubbio e capisco anche che alcuni sapendo di non poter raggiungere quegli ideali nella vita vera sognino di trasformarsi dalla mattina alla sera in aitanti cavalieri e fascinose donzelle, ma questo sottolinea ancor più quanto il bombardamento dei media abbia annichilito la volontà e reso tutti piccole e inquadrate marionette senza personalità che cercano con ogni mezzo di essere apprezzati ed invidiati da chi incontrano nella loro strada. Farlo dietro uno schermo è più semplice, lo capirebbe anche un babbuino, ma vorrei davvero che queste persone mi spiegassero cosa gli torna indietro, cosa ottengono comportandosi così.
Questi soggetti pensano alle possibili conseguenze che i loro comportamenti producono sugli altri? Direi proprio di no, ma dovrebbero.
Sarebbe essenziale un rapido, seppur profondo, esame di coscienza.
Le persone che vengono a contatto con bugiardi indifferenti alla sensibilità altrui spesso soffrono irrimediabilmente a causa di quelle che sembrano piccole menzogne senza troppo peso. Anche perché capita sempre più sovente che i falsi cavalieri e donzelle di cui sopra, a lungo andare, in conseguenza della sbadataggine e del voler rincarare la dose, diano di se versioni diverse con la stessa facilità con cui si cambiano le mutande al mattino.
E così ci si ritrova a parlare con uno che il giorno prima faceva il farmacista ed il giorno dopo fa l’ingegnere nucleare, lavora in una centrale alla Homer Simpson ma è situata proprio a due passi dal centro di Milano…Certo perché i geni della cazzata facile su internet mica lo sanno che in Italia non ci sono centrali attive!
Come capita di pensare di disquisire con 30enni prodighe e con una bella laurea appesa al muro, convinti di cotanta cultura uno si inerpica in discorsi di alto spessore e le convinzioni crollano quando la dotta personcina spasima e brancola nel buio perché ha 15 anni in meno di quanto ha detto e non sa neppure di cosa le stai parlando…
A volte invece entrano in gioco i sentimenti e se con bugie e stupidaggini, inizialmente buttate li per rendersi più interessanti, si fa capitolare qualcuno, poi c’è da prendersi la responsabilità di un anima ferita, di un cuore infranto e ovviamente questo non viene compreso da chi gioca senza capire che a volte il gioco finisce in ben altro.
Di esempi così ce ne sono a iosa.. mi son capitate persone che si sono inventate di tutto, lavori di ogni sorta, figli a carico, fidanzati o mogli gelose e dispotiche ma il peggio sono gli idioti che si inventano malattie di cui mio malgrado io conosco bene le conseguenze e che loro, per immensa fortuna, non sanno neppure come son fatte. Le corde che vengono toccate a volte vibrano con maggiore profondità e sono questi i casi in cui i mentitori incalliti non si accorgono che stanno ferendo irrimediabilmente chi gli sta davanti, è indifferente se c’è uno schermo che divide.
Il mio intento è proprio questo..magari qualcuno leggendo queste mie considerazioni capirà che le persone hanno sentimenti e non vederle materialmente non le spoglia di questa particolarità propria di ogni essere vivente.

rEB.

sabato 29 giugno 2013

Vento..

Ancora il vento forte flette il mio corpo e le mie intenzioni. 
Ancora perdo la ragione, la volonta',
Il senso delle cose. 

Forse non ci sono rifugi per una come me o porti sicuri.

martedì 18 giugno 2013

Torta al cioccolato con nutella e mascarpone


Nell'iniziare a scrivere .............due domande mi sorgono spontanee.. infatti gironzolando nel blog e leggendo gli articoli dei miei colleghi , mi son chiesta se avesse senso una rubrica come la mia, pensa e ripensa mi son risposto di si e già non è vero in fondo che " mens sana in corpore sano"?
ok...........alla prima ho dato una risposta!
passiamo alla seconda :quale ricetta potrei pubblicare per mettere d'accordo un pò tutti?
il responso alla seconda domanda è stato velocissimo : P
per festeggiare la mia entrata nel blog non c è niente di meglio che............. signori e signore udite udite...............

Torta al cioccolato con nutella e mascarpone

è sicuramente una bomba calorica e fa a pugni sia con il detto citato prima che con la prova costume, ma vuoi mettere la soddisfazione di gustarsi questo dolce facile facile ma delizioso?

Ingredienti:

300 gr. di zucchero
400 gr. di farina
100 gr. di cacao
500 ml. di latte
2 bustine di lievito per dolci


per decorare:

500 gr. di mascarpone
6 cucchiai di nutella ( anche se può variare in base al gusto personale)

per bagnare la torta:

200 ml. caffè
100 ml. di latte

La preparazione è molto semplice ,unite tutti gli ingredienti e mescolate per almeno 10 min
Versare il composto in una teglia precedentemente imburrata e in forno preriscaldato a 170° per circa 45 min.
(potete tranquillamente ,per velocizzare la preparazione , usare un robot da cucina)
In una ciotola mescolate il mascarpone con la nutella e farcite la torta dopo averla bagnata con caffè e latte, con la restante farcitura ricoprite la torta e già così è favolosa ma se volete osare ancora di più montate 500 ml di panna già zuccherata e stenderla sulla torta


In casa mia è il dolce che riscuote più successo , provatela e fatemi sapere !

sabato 18 maggio 2013

Le verità ipotetiche

Come spesso accade i miei articoli nascono da emozioni, stati d'animo, esperienze di vita, ricordi che riaffiorano con la forza di una tempesta, in essi io riverso parte di me, esalto mie impressioni, le rendo condivisione.
Siamo italiani e se non ci fosse chiaro siamo la generazione dell'indolenza, del non avere, del troppo volere.
Queste sono le etichette che ci sono state affibbiate, questa la presentazione pre-curriculum che il nostro stato fa di noi.
Ed in parte la colpa di ciò è nostra, noi ci siamo lasciati etichettare, noi lo permettiamo ogni giorno e nessun mea culpa sarà mai abbastanza incisivo per discolpare cotanta macchia.
Mi guardo intorno e le domande mi salgono su, su, fino a rumoreggiarmi serpeggiando lungo la trachea, li si fermano consapevoli che nessuno sarà pronto a raccogliere. Alla gola si fermano accavallandosi l'una all'altra, nervose.
Siamo giovani o meglio ci sentiamo giovani, la pretesa é dottrina insita nel DNA.
La borsa firmata fa cool, le scarpe giuste sono un'esigenza primaria, il jeans uno status symbol. Esigenze, indispensabili. Ci trinceriamo dietro scuse astruse per averle, pretendiamo.
Ed in parte ciò risponde a convinzioni di società così tanto radicate da sembrarci reali.
Da ragazzini se non si hanno i vestiti, le scarpe, il giubbotto, lo zaino giusti, non si entra a far parte di nessun gruppo, al massimo si è il sempliciotto, lo sfigato di turno.
Così continua ad essere da adolescenti e si vedono greggi di liceali con la kefiah , branchi di ragazzotti con la le stesse identiche Nike, All Stars, Adidas..
Eh si..perché la moda del gruppo cambia in funzione di esso e del luogo, della latitudine, del centralismo che l'X individuo si trova a vivere.
Quindi se si vuol far parte del tanto agognato gruppo bisogna essere giusti per esso, se non si è pronti al ”greggiaggio” non conviene disperare, l’etichetta ce la mettono su istantaneamente lo stesso!
E voi penserete che questo vale solo per i ragazzetti, per adolescenti poco convinti e svogliati, indolenti appunto, ma no, nella società italica vale anche se hai 40 anni e non convieni con la logica morale del buon gusto… tanto che abbiamo chi in tv ci dice che non possiamo mica metterci una gonna troppo corta alle 4 del pomeriggio, ne le open toe con i collant scuri alle nozze della cugina del nipote del cognato, il bianco? Mai in total look che se no fa gelataio!
Dobbiamo tutti conformarci, uniformarci, se lo facciamo a 16 anni siamo da gregge, se non lo facciamo a 35 siamo anticonformisti..
Ed io continuo dopo questo escursus a chiedermi perché non possiamo semplicemente essere noi stessi, perche dobbiamo essere etichettati, o siamo pecore, o ammutinati, o sbandati o troppo giusti ma mai noi stessi, mai riconosciuti per le persone che siamo.
E questo vale ad ogni età, vale, in maniera diversa, questo è certo, ma per ogni condizione sociale, educazione ricevuta, persone frequentate.
Per carattere detesto essere incasellata, detesto, dovere a forza, far porte di qualcosa e detesto chi si riempe la bocca di critiche per il semplice fatto che è molto più semplice parlare a vanvera che far valere la propria idea a costo di qualsivoglia conseguenza.
Perché siamo tanto ammaestrati da dover assoggettarci a qualunque codice che ci viene impartito ed imposto?
No, io sono io, la mia personalità è frutto di milioni di cose avvenute e pagare o fruite sulla mia pelle e sul mio sangue, di sorrisi e lacrime, di esaltazione, gioia, dolori, infelicità, destabilizzazione, disgusto, noia, vittorie, amori, delusioni..
Tutto questo significa :avere personalità. Il difficile sta nel saperla mantenere inalterata, sapendo, al bisogno o nell’esigenza, mutarne alcuni aspetti, quando essi ci appaiano troppo spocchiosi, sbagliati, lesivi della personalità altrui.
Siamo essere umani, imperfetti per antonomasia, ma siamo unici e questo è indiscutibile, tentiamo di rimanere tali.


Rebecca.

giovedì 16 maggio 2013

bohhh non lo so

non è mai facile comprendere i limiti, almeno per me.
questi uragani che mi attraversano e mi sottraggono la ragione, e mi rendono fragile e distruttiva.
ho una parte razionale, quasi impercettibile, eppure esiste. procedo mutilando, ignorando,  ammutolendo, falciando. procedo non ascoltando. son tutto e il contrario di tutto. sono silenzio e confusione. sono anarchia e disciplina.
nego il dolore zittendolo conficcando le mani in quella bocca sconosciuta, v'insinuo le  dita, invado quella gola, baratro buio, come se le mie mani fossero radici in espansione folle, in evoluzione allucinata. sono una teatrante che nulla sente, sono roccia incorruttibile, son materia inattaccabile, son ghiaccio splendente e leggera polvere smossa da un respiro.


domenica 12 maggio 2013

Tanto il resto cambia



Una parola al giorno per tenere sempre accesa la tua curiosità e una canzone al giorno per stimolare la tua fantasia.


La parola del giorno:

TEMPO

Il "buon tempo andato"... il tempo è sempre buono quando è andato.   
George Gordon Byron, L'età del bronzo, 1823

Concetto intuitivamente collegato al divenire, alla durata, alla continuità. Si articola in presente, passato e futuro in cui situiamo ogni cosa, esperienza, avvenimento.

E tu che direzione prenderai?






La canzone del giorno:




mercoledì 8 maggio 2013

Buio e Luce


Una parola al giorno per tenere sempre accesa la tua curiosità e una canzone al giorno per stimolare la tua fantasia.


La parola del giorno:

NORMALITA'
possiamo trovare qualcosa di divertente e originale anche in un contesto abitudinario che di eccezionale non ha nulla, quindi via libera all'immaginazione!



La canzone del giorno:

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/abilita/frase-163350?f=a:16>


mercoledì 1 maggio 2013

NEL MIO MONDO DEI SOGNI 9


Cosa dobbiamo aspettarci dal materiale onirico emerso in seguito all'incubazione del nostro sogno?


L’inconscio utilizza un linguaggio che non appartiene al mondo della razionalità, è surreale, gioca con immagini fantastiche, poetiche, metaforiche, confusioni e giochi di parole. 
Tutto ciò che rende i sogni affascinanti, e a volte incomprensibili.


Il sogno fatto mostra il problema sotto una nuova luce, quindi fornisce nuove informazioni che non avevamo valutato e forse anche indicazioni su come procedere.

Il sogno è premonitore cioè indica quello che può accadere se si segue la tendenza attuale della propria vita. Ciò non vuol dire  che sia immodificabile, si può infatti decidere di fare un passo indietro, cambiare decisioni ed azioni della nostra vita.

dà una risposta esatta a ciò che abbiamo chiesto: è possibile che sia proprio un personaggio del nostro sogno a dircela.

si indirizza verso qualche altra area dell’esperienza che probabilmente richiede una risposta più immediata o prioritaria.


Qualsiasi sogno o frammento di sogno non dovrebbe mai essere considerato irrilevante.
Ad esempio qualcosa che pare molto lontano da quanto abbiamo chiesto, può metterci di fronte al problema “giusto” da affrontare prima di arrivare a ciò che avevamo chiesto in precedenza.

Dobbiamo imparare a valutare il messaggio che arriva dal nostro inconscio e riflettere sulle risposte che abbiamo individuato nel nostro sogno:
E’ veramente un buon consiglio?
E’ quello che mi serve?
Corrisponde alla cosa migliore che potrei fare?
Mi aiuta a vedere delle cose in più, ad accorgermi di altri punti di vista, a vedere aspetti che non avevo valutato?
Mi pare un messaggio ragionevole?
Il personaggio che mi trasmette il messaggio del sogno che persona è?
E’ qualcuno di cui io sento di potermi fidare?
Se metto in pratica il messaggio del sogno, sento che possono venire dei benefici nella mia vita, sento che mi serve per crescere, per migliorare?
Se seguo questo consiglio, sento PACE?




In questo modo diamo corpo e sostanza a ciò che è emerso attraverso l’ incubazione dei sogni, lo ancoriamo alla realtà, lo trasformiamo in uno strumento di indagine della NOSTRA realtà, e in una guida e sostegno per vita di tutti i giorni.
..questo è uno dei doni più grandi che i sogni possono farci.


…. buoni sogni!

lunedì 29 aprile 2013

contemporaneità del merletto



Pizzi e merletti nel nostro immaginario si collocano immediatamente in un'epoca passata, richiamano un gusto un po' retrò e di certo un lavoro artigianale che ormai si è quasi perduto, fatto di paziente lavoro e manualità. 
Un filo che si intreccia, si annoda a formare magicamente trame complicatissime, sontuose e ricche. 
Ma che succede quando l'arte, il design, le stesse forme architettoniche si impadroniscono e fanno propie tali intricate linee? 
Diventa un mondo di coesione tra passato e futuro, coesistenza tra tradizione e sperimentazione pensata attraverso il gioco e lo studio di materiali diversi impiegati e piegati a richiamare alla memoria tali fastosi orditi. 

Emblematica è stata la mostra del 2010 "Lace in translation" al Design Center dell'Università di Philadelphia. Qui Tord Boontje, studio Demakersvan e Cal Lane hanno dato vita ad installazioni e opere di design coniugando avanguardia tecnologica e memoria estetica. 
Nell'immaginario di Tord Boontje, il suo lavoro è volto più ad un'operazione di sottrazione piuttosto che di costruzione, il filtrare della luce attraverso le trame della natura. 


lampade rafia- Divano in fibra polietileniche -Tord Boontje-Foto Beth VanWhy



lo studio olandese Demakersvan, realizza per lo stesso centro, la recinzione dell'edificio, una trama in metallo galvanizzato che tenta di combinare produzione industriale e valore estetico. 

Demakersvan-filo metallico Ricoperto di PVC galvanizzato-Foto Kerry Polite

Diverso approccio quello della canadese Cal Lane, che servendosi di produzioni industriali, intaglia a fiamma ossidrica sontuosi ricami ad ottenere una contrapposizione di forza e fragilità al contempo, contrapposizione tra maschile e femminile, decorazione e funzionalità. 

Cal Lane-Barile di Petrolio, ossi-acetilene Tagliato e acciaio saldato-Foto Kerry Polite

Dalla collaborazione tra studenti e artisti, nasce, invece, una sorta di sipario filtro tra interno ed esterno del Center stesso, realizzato in rafia, e che diventa, simbolicamente, metafora del mostrare e celare, di spazio e di appropriazione di esso. 

Sipario in pizzo di rafia, -Realizzato Dagli Studenti e professori Dai della Philadelphia University, il Design Center, e lo Studio Tord Boontje. Foto Kerry Polite

Un esempio di compenetrazione tra il dentro e il fuori, tra l'esistere e il non esistere, tra architettura e ambiente circostante, lo si ritrova in casa “Cavalli” collocata sui colli fiorentini. Qui l'elemento decorativo si fonde a quello strutturale, una  gabbia costituita da pannelli in acciaio traforati al laser che oltre ad affermare la stretta relazione dell'edificio al luogo al quale appartiene, diviene anche richiamo indiscutibile al mondo della moda e dei suoi preziosi tessuti.

Casa Cavalli-design.repubblica.it
Casa Cavalli-design.repubblica.it

Ancora un esempio di collaborazione tra moda, design e tecnologia è lo show-room di Manolo Blahnik a Mosca, ideato dallo studio londinese Data Nature Associates. Il concetto di fondo è partire dai tradizionali motivi decorativi russi rivisitati in concezione contemporanea. Qui si crea il contrasto tra le preziose collezioni Blahnik e la tecno-superficie dei pannelli in DuPont-Corian traforati al laser, che ricordano la delicateza dei bianchi pizzi russi. 

Negozio di Manolo Blahnik (Mosca, Russia)-pannelli in DuPont-Corian-luxstyle.it
Negozio di Manolo Blahnik (Mosca, Russia)-pannelli in DuPont-Corian-luxstyle.it

L'evoluzione e la precisione della lavorazione dei materiali con il laser offre l'opportunità di modellare e incidere i materiali eliminando la necessità di progettare una struttura che funga da telaio strutturale. Ne abbiamo dei chiari esempi anche nel design applicato ad oggetti di uso comune, come mostrano i progetti dell'architetto Angelo Tomaiuolo che attraverso il suo nastro in lamierino di alluminio, ottiene resistenza, elasticità, sinuosità ed eleganza, come mostrano i suoi complementi d'arredo o la sua installazione acquatica presso il Yeol Park a Seoul. 

sedia e tavolo-“Wave” Yeol Park a Seoul-lamierino in alluminio-Angelo Tomaiuolo-nidesign.it


Ma non solo il pizzo concepito e rielaborato attraverso materiali High Tech, è sinonimo di contemporaneità, come mostra l'artista Susanna Bauer, con spiccata attenzione alle cose semplici della natura, come sassi tondeggianti, foglie e legni erosi dall'acqua, recupera il senso di appartenenza ad una natura serena che ci ospita e con la quale abbiamo da sempre interagito, assegnandogli un posto speciale e rendendola unica attraverso interventi che non la rendono diversa da se ma la esaltano nella sua essenza pura. 

Foglie, rami e pietre, con motivi in pizzo creati col filo-Susanna Bauer-design.fanpage.it




domenica 28 aprile 2013

NEL MIO MONDO DEI SOGNI 8





Oggi vi faccio entrare nei meandri più nascosti e misteriosi dei sogni, parlando della famosa - sconosciuta - amatissima - affascinante incubazione dei sogni.
Io la considero una sfumatura molto affascinante dei sogni!
Ma se vi e'sconosciuta, e' interessante conoscerla e ve la voglio presentare cosi, senza troppi giri di parole: 

lunedì 22 aprile 2013

Je vais bien

Quante volte incontriamo qualcuno e gli chiediamo semplicemente "Ciao come stai" ?
Un gesto normalissimo, consumato numerose volte al giorno, che pero' nasconde un'infinità di domande e cavilli insidiosi.
A volte si chiede per cortesia, per pura forma, altre per sincero interessamento...
A volte si risponde con sincerità, a volte si finge di stare bene per non intavolare discorsi scomodi, oppure si ha voglia di lamentarsi e quindi si cercano a tutti i costi per affermare di stare male.
Le basi, l'abc dei rapporti sociali, sono una giungla di intenzioni non confessate, di cose non dette e lasciate sospese, di impressioni ingigantite.
Questa la mia riflessione data dall'ascolto di questo pezzo di Chiara Zocchi, brillante e poliedrica artista varesina.
Je vais bien, canzone delicata ed elegante, pregna di messaggi che arrivano da una sensibilità senza dubbio straordinaria, fuori dal comune.
E voi, come state?


Je vais bien - Chiara Zocchi 


ENJOY :)


giovedì 18 aprile 2013

NEL MIO MONDO DEI SOGNI 7



TERAPIE PREVENTIVE CON I SOGNI

Per i cinesi, l’energia che di giorno riveste e protegge l’organismo, di notte percorre gli organi, li rigenera e fa una sorta di check up del loro stato di salute. Attraverso il sogno, è possibile avere interpretazioni precoci su situazioni di squilibrio energetico dell’organismo». Non una vera diagnosi, ma se l’analisi dei sogni è associata al dialogo con il medico può dare informazioni utili per impostare terapie preventive. Ecco quali sono i riferimenti simbolici agli organi della medicina tradizionale cinese, in parte condivisi anche dalla cultura occidentale.

martedì 16 aprile 2013



oggi sono in vena di citazioni, e a dire il vero non mi va neanche tanto di raccontare quello che mi gira per la testa.
beh, se devo propio citare... cito. ognuno ne tragga le propie conclusioni.

"Pensavo che l'umiltà non fosse adatta al guerriero.
Mi sbagliavo!
Adesso so che l'umiltà del guerriero non è l'umiltà del mendicante.
Il guerriero non abbassa la testa dinanzi a nessuno, ma nello stesso tempo non permette a nessuno di abbassare la testa dinanzi a lui.
Il mendicante, invece, si butta in ginocchio e si umilia davanti a chiunque giudichi superiore a lui, ma allo stesso tempo pretende che chiunque gli sia inferiore si umili davanti a lui..."

                                                                                                                             C. C. "L'isola del tonal"




"Uno degli strumenti principali adottati dagli antichi Sciamani del Messico nella definizione di questo concetto era l'idea di prendere la morte come compagna e renderla testimone delle nostre azioni. Don Juan disse che, con l'accettazione di tale premessa, viene gettato un ponte sull'abisso che divide il nostro mondo quotidiano da qualcosa che ci sta davanti ma non ha nome; qualcosa che si perde nella nebbia e sembra quasi non esistere...

...Qualcosa di talmente oscuro che non è possibile usarlo come punto di riferimento, e tuttavia è innegabilmente presente. Don Juan sosteneva che l'unico essere capace di attraversare quel ponte era il Guerriero; silenzioso nella sua battaglia, irraggiungibile perché non ha nulla da perdere, efficiente perché ha tutto da guadagnare.»


                                                                                                                               (Carlos Castaneda)

domenica 14 aprile 2013

Il potere dell'ironia

Sono, per carattere, una persona estremamente schietta e mi accade sovente di dire esattamente ciò che penso e se non mi fermassi a riflettere sul modo migliore di affrontare un determinato argomento o una determinata persona farei veri disastri più frequentemente di quanto non mi capiti in realtà.
Le parole, che enorme patrimonio ha questa umanità dolente ed indolente che mai si accontenta di dire senza causar troppo danno.
Ciò che ho imparato è che ci sono mille modi per dire la medesima cosa, ma le parole che scegliamo spesso cambiano e rovesciamo ciò che l'ascoltatore percepisce.
Questa considerazione vale per ogni sfaccettatura del parlato, e, haimè, ammetto, candidamente ammetto, che mai mi son divertita con tanto gusto come quando seriosissimamente affronto un argomentazione che mi sta a cuore o che mi fa palpitare di indignazione proprio con il suscitatore di  tali sentimenti!
Questi astrusi pensieri hanno stasera trovato conferma, tra il mio riso divertito, in una poesia del grande Trilussa, magistralmente enunciata da Andrea Bocelli.

Una grande persona mi ha detto, a tal proposito, una verità indubbia: Il potere e l'intelligenza dell'ironia sono solo per i grandi.


NEL MIO MONDO DEI SOGNI 6


<<I Sogni sono la Voce dell'Anima>>

Miei cari appassionati in materia oggi non ho potuto fare a meno di pubblicare il racconto di questo sogno che trovo alquanto interessante, dopo un appurata analisi eccone la sua spiegazione tecnica e interpretazione completa che sono riuscito a tirare fuori con la collaborazione del sognatore.
Questo sogno arriva da un ospite esterno a stardoll che cercando dei sogni è capitato nei miei articoli e mi ha inviato il suo sogno, lusingato della cosa mi sono messo subito a lavoro, naturalmente ho avuto una conversazione diretta tramite mail su alcune cose personali e insieme abbiamo estratto un interpretazione vicina alla realtà.
Il suo è un sogno nel sogno, non è così frequente, ma quando capita colpisce molto la fantasia ed il ricordo del sognatore che si sente proiettato in una profondità inconscia o in una vita parallela misteriosa i cui livelli stratificati suggeriscono significati reconditi.

Fare un sogno dentro un sogno, ricordarlo nel sogno stesso che si sta facendo e tentare (caso raro) di interpretarlo è straordinario, misterioso ed affascinante. Il mondo dei sogni mette in scena sé stesso in una ironica autocitazione. Non trovate che sia una cosa estremamente interessante da approfondire?Cosa cerca di dirci questo tipo di sogno? ...

mercoledì 10 aprile 2013

Atavica notte


Il sole tra qualche ora sorgerà, questa notte senza luna sta conoscendo faticosamente la sua fine, non che io non ami la notte, tutt'altro, la mia vita è un continuo susseguirsi di notti insonni per scelta.
I giorni cadenzano, lenti, con il loro ritmato gocciolio l'estasi intima delle mie notti, notti nelle quali scorgo anfratti d'anima ancora ignoti e con perizia e pudore mi appresto a entrare in comunione con essi senza nulla chiedere e nulla pretendere.
La notte, nel silenzio, o meglio, nel brusio composito del silenzio che si discerne dinnanzi a me ed in me trova forza per mostrarsi nella sua interezza, nella sua bellezza nitida e oscura, io vivo appieno e respiro l'aria come se fosse la più pura e lieve di questo mondo e dell'altro.
Gli occhi si socchiudono pretendendo da me il tempo per potersi abituare all'oscurità, a ciò che solitamente ci impediamo di vedere accecati da infinite fonti di luce.
Accetto questo tacito accordo, conscia che questi pochi attimi di annientamento ben presto verranno ripagati.
E così è, ora ciò che mi circonda è sotto la mia padronanza non solo visiva ma anche tattile ed olfattiva, ne sento persino il sapore posato sulle mie labbra, nettare dolce quanto le lacrime di un Dio; sono pienamente consapevole di me stessa come in poche altre circostanze mi accade.
L'oscurità che tanto temevo, un tempo, ora mi avvolge, fasciandomi e nutrendomi come un grembo potrebbe fare con una neutra creatura.
Mi perdo e perdendomi ritrovo ogni molecola del mio essere, ogni mio più sconosciuto atomo ed in un attimo si srotola dinnanzi a me la doppia elica del mio DNA, delirante, ma così sentitamente pieno e vivo da farmi rabbrividire.
Le ataviche sensibilità dei miei avi si presentano una ad una, dapprima in una patinata foschia per poi farsi vivide e accese nell'aura che la luna invisibile dietro alle mie iridi è capace di percepire.
Scivolano su di me senza impedimenti, portate dalla coscienza di ciò che ho sempre creduto di sapere senza avere piena consapevolezza, bevo a lunghe sorsate vecchie rabbie ed antiche gioie, infelicità, dolori, amori, disonori, prodezze e gaia sfacciataggine e ricompongo in quell'elaborato tramestio ogni mia particolarità, fieramente.
Il sangue prende a pulsarmi nelle vene, le tempie ora martellano dolcemente come a volermi far
notare la loro perenne presenza.
Il sangue refluisce, poi ripercorre il suo corso, sembra perpetuo, immutevole, ma io ne sento ogni minima variazione.
L'intensità cresce e spalancando la finestra mi nutro di questa notte, ed in essa spalanco gli occhi dinnanzi a questa visione che ricerco e vivo.
Parlo a me stessa, non capita sovente, ma nella quotidianità della vita in chiaroscuro esistono sere in cui io anelo ancor più intensamente l'oscurità di questa setosa madre.

martedì 9 aprile 2013

Passo doppio

Ci sono cose che nella vita vanno digerite... la peperonata per esempio, ma anche le vecchie relazioni... (o quelle in pausa).
BENE!!!
Digeriamo, esorcizziamo, passiamo oltre... come???? 
Scrivere è un metodo valido, e anche cantare.
Quindi ora vi stresso con due miei sfoghi. Posso? Si vero? Al massimo passate al prossimo post...

Prima mossa : Amante di cose a caso è un pezzo che scrissi nel 2010 in seguito ad un'esperienza abbastanza particolare con una persona unica nel suo genere (e meno male oserei dire...) ma ben si adatta a quello che provo in questi giorni.
Seconda mossa: ho realizzato la cover di "Ancora Ancora Ancora"  poco tempo fa, quasi come una dedica disperata. Ora me la riascolto e me la ricanto a squarcia gola.

Se vi va, ENJOY :)

Amante di cose a caso

La luce fredda dell'abisso spezza le clavicole,
smorza il respiro folle nell'insana idolatria.

Il sesso attenua il panico ed innesta la vertigine
che mi si insinua dentro come dolce malattia d'amore...

STRAPPAMI LA RAGIONE
FALLO SENZA PARLARE
STUPRAMI MENTE E CUORE
NEUTRALIZZAMI AMORE !

Amante di cose a caso sarò
per proteggermi da te che mi vuoi bene,
per allontanarti e per tenerti più vicino a me;
amante di cose a caso, io sarò, per te.

Nel mondo che mi culla e che mi esplode nelle viscere,
la tua voce è l'unica più forte della mia.

E le mie perversioni ora si vestono di maschere
per consolarmi ma mi sono perso dentro te amore...

STRAPPAMI LA RAGIONE
FALLO SENZA PARLARE
STUPRAMI MENTE E CUORE
NEUTRALIZZAMI AMORE !
NEUTRALIZZAMI

Amante di cose a caso sarò
per proteggermi da te che mi vuoi bene,
per allontanarti e per tenerti più vicino a me;
amante di cose a caso, io sarò, per te.




mercoledì 3 aprile 2013

Critica

critica:
Analisi razionale applicabile a qualsiasi oggetto di pensiero, concreto o astratto, e volta all'approfondimento della conoscenza e alla formazione di un giudizio autonomo: critica storica; critica costruttiva... 

e molto altro..

questa mattina, appena sveglia, con il solito caffè triplo in una mano, i pensieri arruffati e ancora non sistemati in una sequenza logica, la prima sigaretta della giornata (solo la prima, purtroppo), mi sono incagliata in un concetto.
forse risulterà un po' particolare il percorso che la mia mente ha fatto per giungere ad alcune conclusioni, ma appunto, i miei pensieri erano ancora arruffati e pescavo qua e la in questo guazzabuglio che avevo in testa.
l'idea originale era la mia libertà, la libertà di potermi esprimere sulle cose, di poter manifestare agli altri i miei concetti.
e poi, ho pensato che spesso questa facoltà la si da per scontata, che alla fine siamo sempre in bilico su quello che la nostra testa pensa veramente e quello che sappiamo dire agli  altri.
in fondo questa è una "non evoluzione", un timore di esporsi, di essere giudicati, talvolta di ferire...
pare strano, ma siamo più incapaci di muovere una critica propio verso coloro ai quali siamo più affezionati.
che strana società che è la nostra, che strano modo che ci hanno insegnato per affrontare le cose!
inveire contro gli altri pare all'ordine del giorno,  i battibecchi si sprecano e sembra che per affermare se stessi si debba annientare i nostri opposti.
insomma, propio sulla parola "critica" mi sono andata a perdere e sul significato negativo che troppo spesso gli attribuiamo.
e se la capacità di muovere una critica fosse direttamente proporzionale, invece, al nostro amore?
perchè a questo punto mi viene anche da pensare che siamo così abituati a tener fuori i sentimenti che non sappiamo più realmente provare amore, e volere il bene di qualcuno, e per questo bene di "qualcuno", anche andargli contro, se necessario. 
ecco, "andargli contro" ... ma quanto è radicata nelle nostre teste questa concezione negativa della critica?
in realtà non è andare contro a niente  e a nessuno,  ma solo un proporre una visione diversa, fornire gli strumenti per una riflessione, volere la crescita di quel "qualcuno" più di ogni cosa.
beh, io sono una di quelle che le critiche se le è andate sempre a cercare, che le ha stimolate sempre con una ferma volontà lucida (lucida? mah!), ma di fondo, sono una provocatrice,  questo lo so...
comunque sia, sono propio le critiche che mi son tirata dietro, anche quelle più feroci, anche quelle più ottuse,  alla fine hanno costituito il mio essere. 
oddio,  cocciuta, son cocciuta e ho sempre tirato dritto per la mia strada, strafregandomene di quello che mi veniva detto, anzi, nella migliore delle ipotesi, le andavo a cercare per poi fare l'esatto contrario. ma anche le più ottuse, le più inutili, mi hanno dato modo di riflessione. e lasciamo perdere se il più delle volte mi hanno solo convinta che stavo facendo la cosa giusta, almeno per me, per come concepisco il mondo, ma pensare, ci ho pensato...
non mi pare irrilevante il potere di una critica.
non mi pare irrilevante l'essere capaci a muoverla.
io voglio imparare a farlo e voglio che gli altri lo facciano con me.
la trovo una possibilità di uno scambio vero e non credo sia giusto sprecarla questa possibilità, la trovo un'opportunità di crescita e anche questo è qualche cosa che non dovremo buttare via.
in realtà, a volte, vorrei anche avere la libertà di non avere opinioni. sembra anche una cosa particolare da dire in questo contesto, però faccio anche volentieri  a meno delle opinioni fini a se stesse, del dover dire sempre e comunque qualche cosa,  se priva di contenuti. anche troppi lo fanno!
vorrei essere più saggia e più equilibrata, ma non lo sono.
ma una cosa la so: da chi amo mi aspetto verità e vorrei regalargli verità. da chi amo mi aspetto libertà e libertà vorrei regalargli.

UNA NOTTE AFOSA




Luce. C’è troppa luce in questa stanza così piccola. La mia mano nervosa cerca freneticamente l’interruttore e lo gira. Non ci vuole molto perché i miei occhi si abituino alla poca luce che filtra dalle veneziane tirate su. E’ la luce della città il suo cuore pulsante. Di giorno frastuono, di notte silenzio complice e traditore. Luci colorate che incantano il viaggiatore ignaro. Ma io non sono né un viaggiatore né tantomeno ignaro. Luci che ammiccano e mi chiamano, balordo tra i balordi. Come ero finito in quel buco? Guardo l’orologio che porto al polso. Un regalo avuto secoli prima, quando ancora facevo parte delle persone e non dei reietti. Sono le due di notte. Tardi per la gente che lavora, un’ora qualunque per uno come me. Insonnia. La mia compagna di sempre anche questa volta non mi ha deluso. Avevo provato a leggere ma mi era venuta la nausea ed il sonno non era arrivato. Conosco persone che usano sonniferi o magari droghe, io non sono il tipo, le cose devono accadere naturalmente e naturalmente il sonno sarebbe arrivato, se non oggi magari domani, magari mentre meno me lo aspetto, magari quando sono in bilico su un cornicione, mentre guido, mentre mangio, mentre prendo la mira per sparare. Fottuta città. Dicono che è una dea capricciosa che tutto prende. A me ha preso tutto, la dignità, i sentimenti, la ragione. Non ho più nulla da offrirle, eppure lei mi mantiene in vita, forse nel suo perverso meccanismo posso ancora esserle utile. Decido che è arrivato il momento di fumarmi una sigaretta. Allungo una mano e afferro il pacchetto che è sul comodino. 
Con gesto esperto ne faccio uscire una fuori l’afferro con le labbra e la tiro via. Cerco i cerini ma le mie dita incontrano l’accendino. Ero certo di averlo gettato, invece lui è lì ammiccante e complice. Bastardo pure lui. Il pollice scorre e la fiamma appare e per un attimo il letto la mia mano e la sigaretta prendono vita animandosi di un colore giallognolo e tremolante. Accendo la sigaretta poi mi rigiro l’accendino tra le mani e mi torna in mente una storia triste, una storia per la quale avevo deciso di smettere di fumare. Tiro una lunga boccata , il fumo invade la bocca sale e scende e mi annebbia il cervello. Chi non ha più dignità non è tenuto a mantenere le promesse, quindi posso fumare senza sentirmi colpevole. Ma io sono colpevole, lo sono sempre. Ancora una boccata e poi fisso la luce arancione del mozzicone. Promesse infrante. Sono la mia specialità. Anche la città è la regina delle promesse infrante e dei sogni spezzati. Dovevo fumare o quella notte non avrebbe avuto fine e sarebbe sembrata ancora più squallida e soffocante. Dalla finestra socchiusa non un alito di vento. Notte afosa. Notte fottuta. Il sudore mi cola sulla fronte, fastidioso e petulante come un insetto. Rumori rari e distanti vengono dalla strada. Voci lontane liquefatte dal caldo, stridio di gomme sull’asfalto. La città non dorme mai, al massimo si riposa. A quell’ora la città fa da cornice ai delinquenti alle puttane ed ai disperati, il mio genere la mia razza. Guardo di nuovo la sigaretta, tiro un ultima boccata e poi la spengo deciso nel portacenere. E’ facile spengere una sigaretta almeno quanto lo è spengere una vita. Entrambe bruciano velocemente e muoiono per mano dell’uomo. Stasera mi sento un poeta. Questa stanza mi da sui nervi, il caldo mi da sui nervi. Pigramente mi alzo ed al buio sbatto contro la sedia. Impreco. Barcollando cerco i pantaloni. Al buio mi vesto. Di solito ci si spoglia, magari mentre una bella donna, o semplicemente una donna, ti aspetta vogliosa nel letto. Ma non stanotte. Fa troppo caldo, sono troppo fuori di testa per sentire una tale necessità. Metto in tasca quello che mi serve. Non per tutti sono necessariamente le stesse cose. E’ soggettivo. Apro la porta e me la chiudo alle spalle. Il corridoio è caldo come la stanza e puzza di più ma mi sembra che sia più fresco, che mi faccia respirare meglio. Mi allontano da quella porta con un vago senso di vittoria. Ho preso la mia decisione anche per stanotte. Non male per uno come me. Esco dal portone e mi ritrovo in strada. Le insegne luminose delle pubblicità e dei locali equivoci non mi danno noia come quella della stanza. Sono ammiccanti, complici, mi salutano come vecchi amici di bagordi. Scuoto la testa. Il caldo da alla testa non c’è dubbio, ma io che la testa l’ho persa da tempo? Una cosa su cui riflettere, in effetti. Ma si riflette meglio davanti ad un buon bicchiere. Le mie idee migliori le ho sempre trovate nel fondo di un bicchiere o di una bottiglia. Non sono mai stato molto originale. In fondo al vicolo alla mia destra c’è un bar uno di quelli aperti ventiquattrore su ventiquattro. Le mie gambe sanno cosa fare, dove andare. Mi fermo davanti alla vetrina sporca e con l’insegna mezza fulminata. E’ aperto. Mi sarei stupito del contrario. Entro ed il barista mi squadra cupo. Sono solo un altro sbandato nella notte. Soldi facili. Non c’è molta gente. 
Due ubriachi che stanno smaltendo la sbronza dormendo riversi su uno dei tavoli e due papponi con le loro puttane. Sono giovani ma sfatte dal caldo e dalla stanchezza. Non è un lavoro facile il loro. Io le ho sempre rispettate. Sono donne forti e deboli al contempo. Un enigma che mi ha sempre affascinato. Una volta avevo una donna ed era mia. Adesso per avere una donna devo pagarla. Infondo tutte le donne hanno un prezzo e le puttane sono quelle più a buon mercato, ci sono donne che costano addirittura tutta una vita. Un prezzo spropositato ma che una volta ero disposto a pagare. Una volta. Mi siedo al bancone ed ordino un doppio whisky. Il barista si sposta pigro come se ogni movimento gli costasse il triplo della fatica. Le ventole sul soffitto del locale non producono alcun effetto. L’aria è così ferma e umida che nulla la smuove. Le vedo girare riflesse sulla superficie del bancone. Si muovono ma non accade nulla è esasperante, soffocante. Lentamente bevo il mio drink. Non mi aiuta, ma non ho trovato di meglio. Forse se esco e faccio due passi magari trovo quello che cerco. Getto i soldi sul bancone ed esco dal locale. Mi sento rallentato come una sequenza ad effetto di un film poliziesco di terza categoria. Infilo le mani nelle tasche sformate dei jeans e muovo un passo davanti all’altro. Sembra facile, ma in quel momento solo una forte concentrazione mi permette di farlo. A camminare s’impara da piccoli a barcollare lo si fa da grandi. Sbuco su una strada di cui non ricordo mai il nome e ad un centinaio di metri vedo un gruppo di balordi appoggiati ad un lampione. Mi avvicino e sento uno strano odore. Stanno fumando, ma non sono sigarette. E’ crack. Non si vergognano di farsi sul marciapiede. Non li spaventa nulla, nemmeno che possa passare una pattuglia. La notte è loro, la città glielo permette. Cerco di non guardarli e passo oltre. Fa caldo, troppo caldo. Non voglio guai stanotte, vorrei solo dormire. E poi la luce di quel fottuto lampione mi da noia, mi ferisce gli occhi ed i miei occhi sono stanchi e vorrebbero solo smettere di vedere almeno per un po’. Abbassare le palpebre e fottersene di tutto e di tutti. Fare finta che tutto vada bene, che tutto sia bello come in una stucchevole favola di Disney. So che non andrà così.  Faccio pochi passi e la voce impastata di uno dei balordi mi apostrofa in modo pesante. Non so perché un uomo che gira da solo di notte debba essere per forza un finocchio. Me lo sono sempre chiesto. A quel richiamo seguono urla, risate convulse ed un dettagliato resoconto di quello che vorrebbero fare con il mio culo. Continuo per la mia strada indifferente. Sono in quattro ed io sono da solo e non al massimo della forma. Forse se li ignoro loro ignoreranno me. Una cazzata. Io lo so, loro lo sanno. Sento rumore di passi in corsa. Mi fermo e mi volto. Sono fuori di testa ma non così tanto. Quello che mi è venuto dietro è giovane, ben piantato ha tatuaggi sul volto ed è rasato a zero. Davvero un gran brutto elemento. Mi dice che vuole che glielo succhi. Come faccio a dirgli che non è il mio tipo senza offenderlo? Lo guardo come se fosse un marziano e lui s’incazza. E’ evidente che il mio atteggiamento non gli piace. E’ fatto fino agli occhi è pericoloso e lo dimostra subito. Mi sferra un cazzotto violento allo stomaco. Arretro barcollando senza fiato, piegato in due. Sento le risate degli altri che si avvicinano. Il mio culo è a rischio, in tutti in sensi. Non è il momento di piangersi addosso, potevo farlo fino ad un attimo prima, adesso è un lusso che non posso permettermi. Ma sono stanco accaldato, annebbiato e senza fiato. Il secondo colpo parte e mi prende al volto. Cado a terra e sento il sapore ferroso del sangue che m’impasta la bocca. Nausea. Sto per vomitare ma devo resistere, posso farcela. L’apatia mi avvolge ancora nelle sue spire, nemmeno la paura la smuove. Sento male ma non come avrei creduto. Di nuovo quel fottuto film a rallentatore. Qualcuno mi afferra per i capelli. Il dolore pervade tutto il corpo come un’esperienza mistica. Mio malgrado sono costretto ad alzarmi. Davanti a me tanti volti, cento, mille. Metterli a fuoco non è facile. Poi mi accorgo che sono solo in quattro, i soliti quattro di prima. Menomale avevo creduto che si fossero moltiplicati. Sono davvero fortunato. Questi sopportano il caldo peggio di me. Con il dorso della mano mi pulisco il sangue dalla bocca ma lui continua a colare. Mi hanno mollato i capelli ma mi hanno circondato. Vogliono solo giocare. Chissà cosa credevo. Si avvicinano. Parte un altro colpo, alle spalle. Cado in ginocchio sul marciapiede e vomito. Ridono sguaiati. Cosa ci sarà di divertente a guardare uno che vomita? Un calcio mi colpisce sul fianco. Sono senza fiato, sudato e comincio ad incazzarmi veramente. Io ero uscito per camminare e non per discutere con chicchessia. Non ho voglia di discutere, l’afa non facilita le mie doti comunicative, sono sempre stato un disastro nei rapporti interpersonali. Volevo solo una fetta di notte da godermi in santa pace. Perché la gente pensa sempre che quello che va bene per lei debba andare bene anche per gli altri? Io sono uno che lascia agli altri la libertà di scegliere quello che vogliono fare, gradirei che anche gli altri facessero lo stesso con me. Mi alzo barcollando. Me lo lasciano fare, fa parte del gioco. Colpire un soggetto in movimento è più divertente. Sono d’accordo. Faccio profondi respiri fino a quando mi sento più saldo sulle gambe. Loro ridono e m’insultano. Davanti a me il tizio che mi ha colpito per primo. Barcollo esagerando il movimento, faccio finta di cadere e mi avvicino, poi all’improvviso scatto e gli piombo addosso. Serro il pugno e picchio. Il rumore della cartilagine del naso che si spacca mi da soddisfazione. Stranamente il mio braccio scatta rapido prima che gli altri reagiscano, l’ho colpito ben tre volte. Ha la faccia coperta di sangue e crolla a terra come un sacco vuoto. Non provo nulla, nemmeno dolore alla mano. E’ come se il mio corpo agisse da solo ed io me ne stessi da un’altra parte a godermi lo spettacolo. Una sensazione strana, brutta e pericolosa. La mia reazione li ha colti di sorpresa. Sono spiazzati, ma quando vedono il compagno cadere a terra si riscuotono.
Il loro orgoglio ferito li fa scatenare. Alla luce del lampione poco distante brillano le lame di affilati coltelli. Non mi stupisco. Era una logica conseguenza. Mi meraviglio, anzi, che non li avessero già tirati fuori. Urla ed insulti. Si danno la carica. Ho poco tempo. Affronto il primo e lo disarmo con un calcio. Mi chino rapido e raccolgo il coltello. Sono io così veloce? Da quando? Forse è perché il mio corpo lavora da solo mentre io guardo da chissà dove. Mi metto in posizione in attesa del nuovo attacco. Il combattimento con i coltelli non è mai stato il mio forte. Preferisco di gran lunga una bella Glock calibro 45, facile, pulita e veloce. Fa rumore, questo è vero, ma ti permette di mettere fine ad una discussione da distanza e senza sudare eccessivamente. E stanotte sto sudando come una bestia. Una cosa che mi da molto fastidio. Si fanno sotto, ma in quel momento l’ululato di una sirena squarcia il velo pigro e afoso della notte. Sembra vicina, sembra proprio che stia per arrivare lì. I tre teppisti superstiti si guardano in faccia, poi mi guardano. Ci stampiamo nella mente le nostre facce. Non si sa mai, magari potremmo anche incontrarci di nuovo. I coltelli spariscono nelle tasche dei loro pantaloni da rapper e si dileguano veloci come gazzelle nella savana. Faccio profondi respiri. La faccia mi fa male e pure le reni ed il fianco per non parlare del cuoio capelluto. Il coltello mi brilla nella mano. L’urlo della sirena si dilegua nella notte. La pattuglia è passata vicina diretta altrove, ma è bastata allo scopo. Guardo il tizio steso a terra. Begli amici. Lo hanno mollato alla mercé del nemico. Non ci si può più fidare di nessuno. Mi viene voglia di piantargli il coltello in gola. Farei un piacere alla città. Ma stasera non la sopporto e non mi va di farle un piacere, lei ultimamente non me ne ha fatti molti. Richiudo il coltello a serramanico e lo metto in tasca, non si sa mai. Mi avvicino al teppista e con grande soddisfazione gli sferro un calcio nel costato. Tanto per mettere in chiaro che non sono un finocchio e che non lo succhio a nessuno.Una notte di merda, una delle tante, e ancora non è giunta al termine. Cosa dovo aspettarmi? Mi allontano infilando le mani in tasca. Sento il pacchetto delle sigarette. Lo tiro fuori e ne prendo una. Di nuovo quel maledetto accendino, ancora la sua fiamma seducente. Il sapore del tabacco invade i miei polmoni. Veleno, suadente, come il bacio traditore di una donna. Faccio alcuni tiri socchiudendo gli occhi. Ha uno strano sapore, sarà il sangue che ancora m’impasta la bocca. Non è un bel connubio, ma aspiro con soddisfazione. Dopo una bella scazzottata ci sta proprio una sigaretta, esattamente come dopo una bella scopata. Vedo delle puttane appoggiate al muro, mi guardano ma non si muovono. Non devo avere un bell’aspetto. Nemmeno loro lo hanno. Forse avrei bisogno di un bella doccia fredda. Getto il mozzicone della sigaretta in mezzo di strada. Forse dovrei tornare nel mio buco, forse dovrei fare il bravo ragazzo e mettermi a letto. Forse. Passeggio pesante senza avere una meta. Magari arrivo fino al fiume e aspetto che arrivi l’alba. Magari nel frattempo trovo qualcuno che mi pianta una pallottola in fronte o mi apre la gola con un coltello. Magari era meglio se non lasciavo la mia Glock in quella fottuta stanza. 
Dicono che la grandezza di un uomo si misura dai ciò che ha fatto. Forse mi daranno una medaglia, forse un orologio d’oro quando andrò in pensione o forse daranno a mia madre una bandiera ripiegata ad arte ringraziandola per il servizio che suo figlio ha reso al paese. Ho perso il conto dei giorni. Sono come un detenuto in attesa del giorno dell’esecuzione. Il mio lavoro salverà delle vite, e permetterà a qualcun altro di farsi fotografare mentre stringe la mano al sindaco. Ma è il mio lavoro e lo so fare maledettamente bene.
Mi appoggio alla balaustra e guardo scorrere il fiume, pigro e maestoso. Anche lui sente l’afa della notte. Quando l’alba renderà argentati i grattacieli avrò alle spalle un’altra notte insonne e davanti a me un altro fottuto giorno da infiltrato. Infilo la mano in tasca e prendo un’altra sigaretta. Fanculo alle promesse. Quelle sono per i bravi ragazzi ed io non lo sono. 
FINE